domenica 22 febbraio 2026

L'intransigenza uccide Antigone

 

Stanno terminando le Olimpiadi invernali 2026 a Milano-Cortina. Stanno terminando, ma non tutti hanno potuto gareggiare. Non ha potuto gareggiare l'atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, perchè squalificato. Squalificato perchè avrebbe voluto gareggiare con un casco, su cui erano raffigurati alcuni atleti, morti a causa della guerra in corso nel suo Paese. A dire il vero, seppure passati sotto traccia, altri due atleti ucraini non hano potuto gareggiare, per motivi analoghi, scritte e messaggi, che il comitato olimpico ha valutato propaganda politica.

E pensare che nello Skeleton, Vladyslav Heraskevych, era uno degli atleti favoriti, ma volendo indossare quel casco, era conscio che non lo avrebbero fatto gareggiare ... è stato disposto a rinunciare al possibile successo, ad una possibile medaglia olimpica, pur di affermare una volontà. Una volontà che il CIO ha interpreato come propaganda politica che, in quanto vietata nel corso dei giochi, ha comportato la squalifica. Ecco il motivo, il regolamento, le regole, contro cui l'atleta ucraino si è opposto rinunciando al possibile successo sportivo.

Ma di quali regole parliamo? regole sportive, regole sociali, di ordine mondiale, regole morali ? Se dopo un goal un calciatore alzasse la maglia per omaggiare un morto, un caduto in guerra, magari nella seconda guerra mondiale, sarebbe propaganda politica ? verrebbe squalificato ?

Perchè un ucraino, seppure atleta olimpico, non può onorare propri connazionali, propri colleghi atleti, morti nel corso di una guerra, civili morti a causa della guerra o combattenti, volontari, a difesa del loro Paese invaso ? 

E poi chi erano questi atleti commemorati sul casco? anche se quel casco non è stato indossato in gara, questi sono gli atleti, gli ucraini morti durante la guerra ancora in corso:

- Olodymyr Androschuk che ha partecipato a gare di  pentathlon e decathlon. Ucciso qualche giorno dopo il suo ventiduesimo compleanno. Prima della guerra, stava per qualificarsi per Parigi 2024;

- Karyna Bakhur uccisa da una scheggia, atleta di Kickboxe vincitrice di un titolo nazionale, morta a 17 anni;

- Katyba Diachenko morta a marzo 2022, nell'assedio di Mariupol, a 11 anni, atleta di ginnastica ritmica;

- Mksym Halinichev argento alle olimpiadi giovanili e agli europei under 22. Morto al fronte, combattente che viveva nel donbass 

 - Anastasiia Ihnatenko, allenatrice di ginnastica, morta in un bombardamento mentre era in casa con marito e figlio di 18 mesi;
 
 - Pavlo Ishchenko campione nazionale di boxe per 4 volte, partecipante alle olimpiadi di Rio, caduto al fronte nel 2025;
 
- Victoria Ivashko, morta a giugno 2023, a 9 anni, che gareggiava nelle arti marziali;
 
 - Oleksuy Khabarov atleta di tiro, vincitore di titoli ucraini e detentore di record ucraini, morto al fronte, volontario arruolato, motivo per cui ha interrotto la carriera di atleta;
 
- Ivan Kononenko partito per difendere il suo Paese nel 2022, mai ritrovato e dichiaraato morto due mesi fa;
 
- Mykyta Kozubenko morto nel 2025 a 31 anni, atleta nei tuffi dal trampolino;
 
-  Daria Kurdel, danza ritmica, uccisa da un drone durante un allenamento, a soli 20 anni

- Andriy Kutsenko, che ha vissuto in Italia ed è stato ciclista agli europei e ai mondiali, morto nel 2024 in Ucraina in cui è tornato per arruolarsi e difendere il suo Paese

- Oleksiy Lohinov giocatore di hockey su ghiaccio morto a 23 anni;

- Yechen Malyshev, morto  in guerra a 19 anni, consegnando aiuti umanitari alla popolazione. Atleta del biathlon, nel 2020 aveva gareggiato alle Olimpiadi giovanili;

- Alina Perehudova morta a 14 anni, si stava allenando nel sollevamento pesi per gli Europei. Non ha potuto continuare, per l'esplosione che l'ha costretta ad uscire di casa ed essere colpita da un cecchino nel marzo 2022;

 - Roman Polishchuk, atletica leggera , saltatore in alto. Morto nel 2023 dopo un anno da combattente al fronte;

- Taras Shpuk, allenatore morto nel 2023; 

 - Anddiy Yaremenko nazionale di lotta grego-romana, morto a 25 anni in guerra;

 - Kateryna Troyan volontaria nel 2024, campionessa di atletica leggera, morta a 32 anni nel 2025;

- Fedir Ywpifanov schermitore e campione nazionale, morto nel 2023 a 18 anni;

 - Nazar Zui a 13 morto, amante di boxe e calcio, combattuto tra i due sport, non ha potuto decidere quale sport preferisse, perchè un drone lo ha ucciso nel 2022 mentre era in casa con la famiglia;

- Mariya Lebid morta in un bombardamento che l'ha uccisa in casa mentre, forse, sognava la sua passione sportiva, la danza ritmica;

 - Dmytro Sharpar, morto nel 2023 a 25 anni, oltre che studente di fisica, aveva vinto l'argento ai campionati nazionali nel pattinaggio artistico con una partecipazione alle olimpiadi invernali giovanili. Grande amico di Vladyslav Heraskevych.

E chi è Vladyslav Heraskevych, oltre ad un atleta olimpionico che ha rinunciato al sogno della medaglia per ricordarli ? 

E' il moderno Antigone, che le regole vorrebbero uccidere, nel senso di non permettergli di rivelarsi. Come Antigone sfida la legge del nuovo Re di Tebe, Creonte, che non vuole che Polinice venga sepolto. 

Polinice, fratello di Antigone, morto in guerra nel corso dell'assedio di Tebe e nemico quindi del Re Creonte che non vuole venga onorato, lasciandolo insepolto. 

Ma Antigone, sorella di Polinice non acceta la legge del Re di Tebe. Antigone che vuole rispettare una legge morale, etica, quella di onorare i morti. Sfida il Re, ben sapendo di rischiare la vita; ed infatti, viene condannata a morte; per questo è murata viva e si impicca. Questo, prima che Creonte si sia deciso a liberarla ... troppo tardi. 

Una decisione cheè sciagura, perchè non è solo Antigone a morire, ma anche Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone, suicidatosi alla notizia della morte dell'amata. Si suicida anche Euridice, moglie di Creonte e madre di Emone.

Cosa resta della legge inflessibile di Creonte ? solo l'intransigenza di Creonte e Creonte stesso in compagnia della sua legge, un decreto inutile, che aveva il solo scopo di non onorare un morto, seppure nemico in battaglia.

 Ora che le olimpiadi stanno finendo, potremmo farci la stessa domanda: cosa resta oltre ad un atleta che non ha potuto gareggiare, perchè voleva onorare dei morti in guerra o semplicemente uccisi a causa di una guerra, anche senza essere soldati al fronte ? 

Resta solo una regola che non ha pemesso di ricordare dei morti, degli atleti che non hanno più potuto gareggiare perchè ucccisi nel corso di una guerra. Resta solo una norma, che ha impedito il rispetto di una regola morale (onorare i morti), seppure nel corso di una gara olimpica, indossando un casco. Anche stavolta, resta solo un Re, il CIO e la sua intransigenza.


venerdì 25 aprile 2025

Festosa sobrietà

 


25 apirle Festa della liberazione dell'Italia dal nazifascismo, ad ottanta anni di distanza.

Ci viene chiesto di festeggiarla con sobrietà. Come chiederebbero di farlo al credente che festeggia Natale e Pasqua. Proprio così, perché oggi è il Natale e la Pasqua dell’Italia in cui attualmente viviamo, la sua nascita e la sua resurrezione dalla morte in cui l’ha condotta il fascismo alleato della Germania nazista. Quindi, buon 25 aprile a tutti quelli che credono nell’Italia Repubblicana, democratica e antifascista.

In una bella giornata di sole, con il rischio di qualche temporale pomeridiano, che poi è stato solo il passaggio di nuvole nere, quasi a significare lo scampato pericolo che pure noi abbiamo corso, salvati da quello che sarebbe potuto essere un triste destino, evitato ottanta annio fa.

Ma come può sapere chi non l'ha vissuto, cosa sia stato quel periodo e cosa fu quel 25 aprile di ottanta anni fa. Il modo migliore sicuramente leggere le parole di chi ha rischiato la vita o l'ha persa, insomma di chi ha vissuto il periodo, chi ha visto quel giorno e chi non ha potuto vederlo perchè morto prima, proprio per realizzarlo.

Un esempio le parole di Calamandrei per descrivere gli uomini e le donne che hanno lottato contro il nazifascismo :
"I ragazzi delle scuole imparano chi fu Muzio Scevola o Orazio Coclite, ma non sanno chi furono i fratelli Cervi. Non sanno chi fu quel giovanetto della Lunigiana che, crocifisso ad una pianta perché non voleva rivelare i nomi dei compagni, rispose: «Li conoscerete quando verranno a vendicarmi», e altro non disse. Non sanno chi fu quel vecchio contadino che, vedendo dal suo campo i tedeschi che si preparavano a fucilare un gruppo di giovani partigiani trovati nascosti in un fienile, lasciò la sua vanga tra le zolle e si fece avanti dicendo: «Sono io che li ho nascosti (e non era vero), fucilate me che sono vecchio e lasciate la vita a questi ragazzi». Non sanno come si chiama colui che, imprigionato, temendo di non resistere alle torture, si tagliò con una lametta da rasoio le corde vocali per non parlare. E non parlò. Non sanno come si chiama quell'adolescente che, condannato alla fucilazione, si rivolse all'improvviso verso uno dei soldati tedeschi che stavano per fucilarlo, lo baciò sorridente dicendogli: «Muoio anche per te… viva la Germania libera!».

Per rendeersi conto di cosa rappresenta il 25 aprile, si possono leggere le righe scritte da Barbero:  “Il 25 aprile non si celebra soltanto l’insurrezione dei partigiani che hanno liberato le città italiane. 
Si celebra la fine della guerra, la sconfitta dei tedeschi, la distruzione della tirannia nazifascista. E si celebra il fatto che, grazie all’insurrezione dei partigiani, l’Italia, che aveva cominciato quella guerra dalla parte vergognosa, di quelli che hanno fatto le camere a gas e i forni crematori, almeno un pezzo d’Italia, è riuscita a combattere e morire dalla parte giusta. 
A quelli che oggi non si vogliono dire antifascisti, a loro vorrei chiedere: preferivi che gli americani e le nazioni unite avessero perso la guerra? Preferivi che avesse vinto Hitler? Preferivi vincessero quelli delle camere a gas? Perché, se è così, puoi anche non andare a celebrare il 25 aprile."

Cosa rispondere a chi invece si professa disilluso e non festeggia perchè oggi l'Italia è quella dei partiti e dei politici che non operano a favore dei propri concittadini, ma per sè stessi e, a volte, sono pure corrotti e compromessi con interessi avverrsi al bene comune. Gli si può rispomdere con le parole di un partigiano che è stato pure, secondo me, il più grande Presidente della Repubblica Italiina, Sandro Pertini: "Meglio la peggiore democrazia che la migliore dittatura . 

A chi invece, non festeggia perchè da per scontata la libertà e non sa, in fondo, cosa sia veramente questa libertà come gliela si può descrivere, se non dicendogli che è molte cose, fino ad essere il non fare tutto ciò che si vuole a dispetto di tutto e tutti, ma sicuramente è poter dire, scrivere senza paura di dover sentire bussare alla tua porta e temere di essere portatio via e scomparire senza che i tuoi familiari sappiano dove sei finito. Significa non accontentarsi e dare la propria preferenza a colui che seppure imperfetto ti sembra migliore di altri, più capace di rappresentarti.

A coloro che invece non festeggiano, perchè anche coloro che lliberarono l'Italia, commisero atrocità, cosa dire se non che le atrocità si condannano certamente, ma che occorre anche riflettere sul contesto e il momento. Ma anche che resta una differenza netta tra chi commise atrocità e bestialità (come pure quella in Piazzale Loreto) e chi fino all'ultimo sostenne la repubblica di Salò creata da queli nazisti che trucidarono civili italiani (uomini, donne e bambini), per pura rappresaglia alle azioni di resistenza contro l'oppressione nazifascista. Per questo non si possono accettare revisionismi, o peggio giustificazioni del fascismo e dei repubblichini di Salò, parlando di guerra civile quasi a sostenere che il 25 aprile non si festeggia perchè tragedia nazionale. 

E chi afferma che il fascismo fece anche cose buone cosa possiamo dire se non che non esiste un primo fascismo e un secondo tempo fascista, perchè il fascismo fu sin da subito violenza contro gli oppositori, censura di chi non la pensava allo stesso modo, fu le leggi razziali sulla scia del nazismo, fu il tentativo dello sciacallo che segue il leone tedesco per accaparrarsi avanzi delle prede dei paesi europei invasi e sottomessi; lo stesso che mandò tanti italiani a morire in guerre insensate fino a ritrovarsi invasi dall'ex alleato nazista che dopo l'8 settemre 1943 uccise prima imilitari dell'esercito italiano perchè considerati traditori  e finì con il trucidarne le loro madri e padri e persino i loro fratelli bambini, tutti civili rimasti nelle proprie case, invase e occupate dale truppe tedesche. 

E allora festeggiamo, senza pensare alla sobrietà, perchè un termine che nulla a che fare con questo giorno, dato che è una festa naturalmente senza sfarzo e fronzoli, di per sè stessa contenuta perchè pregna della tragedia di chi è morto in un periodo tragico per questo Paese.

Festeggiamo e usando le parole del Presidente della Repiubblica ricordiamoci che è sempre tempo di resistenza.

mercoledì 5 febbraio 2025

Poesia per una compagna


Mia cagnolina, mia compagna, 
la mia amica come ti chiamava mia moglie. 
 
Tu che te ne sei andata, 
nei miei sogni, stanotte, un angelo
tra le sue ali, a me t’ha riportato. 

Eri felice, in salute,
festante quando ti ha messo nelle mie braccia
e col musetto hai ricoperto di baci il mio viso. 
 
Eri tornata, stiracchiandoti serena 
per  poi aggrapparti alle mie gambe
nel tuo dirmi “ti voglio bene”. 

Tra le braccia dell’angelo
te ne sei poi andata,
nello svanire del mio sogno, 
per tornare in quel paradiso 
in cui è così difficile credere.
Luogo in cui probabilmene non giungerò, 
dove mi aspetti scodinzolando,
con i tuoi nuovi amici, 
con il tuo ululare felice 
come quando dalla finestra 
vedevi il mio tornare a casa.

mercoledì 4 dicembre 2024

Il sesto senso

 

Ciao Nocciola.
Ti scrivo e già so che alcuni penseranno che sia sciocco ch'io scriva al mio cane, che ha lasciato questa vita. So però, altrettanto certamente, che altri non lo penseranno, comprendendo il significato di questo post e per questo potranno anche criticarlo se lo ritengano.
Ti scrivo perchè il tuo lasciare questa vita, che ha lasciato tristezza e un senso di vuoto, mi ha però voluto donare il tempo della riflessione. Contraccambio così a questo tuo amaro dono,  regalandoti queste poche righe e parlarti ancora.
La prima riflessione che mi ha donato è in merito all'anima.
qualunque cosa sia l'anima, se solo quel soffio di vita che ci permette di esistere in questo mondo, che sia il proprio modo di essere il nostro cosiddetto carattere, oppure qualcosa che esiste oltre il materiale e ci sopravviva, non so dirlo.
Posso, invece, dire che sbagliano coloro che pensano all'anima come ad una prerogativa dei soli uomini e non anche di altri esseri viventi.
Non potendo saper con certezza cosa sia l'anima, posso dire senza dubbio che non appartenga solo a noi uomini, ma sia propria anche di altri esseri viventi, di quelli che, come te, condividono la nostra esistenza terrena a nostro stretto contatto. 
Non è il voler attribuire agli animali caratteristiche e comportamenti dell'uomo e posso dirlo e provarlo, raccontando mille episodi vissuti con te. Il rapporto che avevi con Tigro il tuo compagno felino, che consideravi tuo fratello che ci hai lasciato un anno prima di te. Per come dimostravi di non pensarlo di una specie diversa e incompatibile con te, ma con cui poter convivere come hai fatto anche con qualche altro gatto di quartiere, cercandoli e facendoti accettare da loro come foste della stessa specie, al pari di come, invece, non ne sopportavi altri.
Basterebbe anche solo questo, per provare che non si può ritenere che solo l'uomo abbia un anima, quando molti non riescono a rispettare la vita dei loro simili, esseri della stessa specie, al contrario di animali, che dimostrano di saper vivere e rapportarsi con quelli di una specie diversa dalla loro.
Posso testimoniare della tua anima, per come la esprimevi nel tuo vivere in ogni momento, nei viaggi, nei tanti luoghi e con i diversi mezzi con cui li hai fatti con noi
Posso affermarlo per come ti sentivi parte di un gruppo, "il tuo branco", persino quando nei natali vedendo scartare i nostri regali, aspettavi che ti fosse dato il tuo. 
Quelle che sembrano sciocchezze a chi legge queste righe posso dire, avendole vissute, che tante sono state le conferme che avessi un'anima.
La seconda riflessione che mi hai donato è sull'esistenza del destino, o al contrario del caso, oppure  l'esistenza di qualcosa di superiore che regoli la nostra vita e il suo percorso.
Pur avendo una mia idea in proposito, ho un senso di pudore nell'esprimerla, per rispetto dell'altro, ritenendo che su questi argomenti non si possano esprimere proprie idee per timore di affermarle come certezze e verità, quando invece sono vestite del dubbio. 
Prescindendo dalla mia personale convinzione, la nostra convivenza e il motivo per cui ci siamo incontrati in questa vita, mi fa dire con certezza che quanto ci accade dipenda da scelte fatte su tutt'altre basi e per tutti altri motivi rispetto alle conseguenze a cui ci conducono.
L'esserci incontrati è stata conseguenza, infatti, della scelta di una scuola elementare per mia figlia Giulia, per te sorella; colei che, quando tornava a casa, con me e "tua mamma", vedevi e cercavi per prima, a volte quasi dimenticando anche la nostra presenza. 
Sorella, perchè quando arrivasti era cucciola come te, cresciuta con te per i dodici della tua vita, fino a diventare donna, ma rimanendo, con te e per te, sempre come allora sorella d'infanzia.
Sei arrivata a noi, perchè eri nella cucciolata della sua compagna di classe e neppure, quando Giulia volle che l'accompagnassi a vedere quei cuccioli, lo facemmo per volere un cane, come compagno di vita. Ma se è vero che il motivo del nostro incontro in questo cammino non è stata una precisa scelta riguardo te, con altrettanta certezza è dipeso da noi l'esserci scelti. Posso dirlo perchè, quando io e Giulia arrivammo e tutto il resto della cucciolata girovagava per le stanza, tu ci guardasti ferma in quella cuccia, mentre con i nostri occhi che si sono incontrati, sei venuta da noi tra le nostre gambe ancora sconosciute, le stessse che per una vita ti hanno avuta, acciambellata, praticamente ogni giorno.
Il caso, il destino, un'entità superiore ? Qualunque cosa si creda sia stato, ci ha donato questo percorso quello che per te è l'intera vita, per me una parte, così intensa da non permettermi di ricordare l'altra in cui non eravamo assieme.
La terza riflessione è sulla permanenza, l'esistenza oltre questa fase di vita terrena. Anche in questo non si può esprimere in un post la propria idea, così costellata dal dubbio  e che può essere solo oggetto di fede. Ma la riflessione che mi hai lasciato è il titolo di questo post: “il sesto senso".
Titolo di un famoso film e concetto spesso citato, la condizione per cui, oggi pur nel vuoto che lasci con la tua assenza, pur senza vederti, toccarti e ascoltarti, io riesco a sentirti.
Il fatto che sei ormai presente in me, che permani con me in questo percorso terrreno.
Per tutta la notte passata con te, mentre ci stavi lasciando, in quell'alba in cui te ne sei andata di fronte al finestrone da cui eri in vedetta nei giorni di vita, ti ho più volte detto che non ti abbandonavo, che restavo con te sino alla fine. Così ho fatto.
Non ti ho abbandonato sino alla tua fine, ma la promessa è che non lo avrei fatto neppure sino alla mia, perchè resterai con me per tutto il tempo di questa vita.
Con questo post vado oltre quella promessa, perchè cerco di farti persistere e di farti portare nel cuore anche di chi leggerà queste righe, che abbia avuto o meno il privilegio di conoscerti. 
Cercherò anche di farti esistere oltre, grazie a queste poche parole che affido al tempo ancorà più immenso di noi, che a pensarlo così sconfinato ci spaventa.
Ciao Nocciola, se può esistere l’unico dubbio di poterci ancora ritrovare, esiste la certezza che in quel momento sarà come non esserci mai separati, perchè non ti abbandonerò fino alla fine, nel proseguire la vita in cui ci siamo incontrati, anime da sempre unite.



 
 
 
 




venerdì 1 novembre 2024

A mia, nostra figlia

 

Dopo alcuni anni, forse troppi, torno a guardare lo specchio.
Lo specchio di Galadriel a cui si può chiedere, come dice il sottotitolo del mio blog, di rivelare molte cose; lo specchio che, però, ad alcuni mostra ciò che desiderano vedere oppure cose che furono, cose che sono, cose che devono essere, ma nessuno, neppure il più saggio, può sapere cosa stia vedendo.
 
Per questo, come altre volte, a voi lettori dico che se mi chiederete se guardare o meno, non vi potrò consigliare, perchè vedere è al tempo stesso un bene e un pericolo.
 
Guardo lo specchio e vedo il tempo in cui la propria unica figlia compie la maggiore età. I suoi 18 anni, che non saranno mai identici ai miei, né a quelli di ognuno di voi.
Il giorno in cui tua figlia sembra la stessa persona che tenevi sulle spalle o portavi in bicicletta sul seggiolino dietro, quela che aspettavi fuori dalla scuola.
Quella persona che comprendi, ma che resta anche altro e che forse non conosci, nei suoi mille pensieri che non ti appartengono, nei sentimenti che non afferri.
Così affiora nello specchio l'immagine del tuo essere, stupito dalla sensazione di un giorno, in cui capisci che ormai la bambina s’avvia ad esser donna. 
 
Per questo, figlia mia, alcune parole affido a questo oceano immenso che è l'esistenza, come il naufrago, le metto in un post come nella fragile bottiglia che forse troverai, approdando in qualche isola della tua vita, e che riconoscerai tra le tante parole disperse in mare, impigliate nella rete. 
Pensieri, parole, che oggi ancora non conosci, e che si illudono di poterti riempire l’anima e il cuore, se e quando le leggerai.
 
Giulia, il nome che ti abbiamo dato, io e tua madre, che non volemmo sapere prima se fossi lui o lei.
Noi due, inesperti maestri d’ascia, nel costruire la nave che ti avrebbe fatto navigare in questa vita.
Da quel giorno, con le vele pronte a dispiegarsi al vento, sei stata al nostro fianco. Al tempo, piccola barca a circumnavigare i confini del porto, oggi pronta a solcare mari profondi, fantastici e spaventosi, con l’esperienza fatta nelle prime mareggiate, che ti potranno insegnare ad affrontare le tempeste che potresti incontrare. Goditi la bonaccia del mare, nonostante il timore delle bufere.
Noi, io e tua madre, che sempre ti abbiamo accompagnato e, sempre più, oggi restiamo a riva ad osservare mentre ti allontani verso l’orizzonte, che neppure scorgiamo, mentre veleggi in mari in cui non navigammo e che mai solcheremo. La nostra certezza che sempre più spesso resteremo ad osservare la linea di confine, tra cielo e mare, verso cui tenderai, nell'attesa e nella speranza che laggiù, all’improvviso, di nuovo compaia la tua vela distesa al vento, che ti riporta per qualche tempo al porto. La certezza dei giorni in cui i mille ricordi cadranno, come pioggia leggera, attraverso la finestra dei miei occhi, verso il cuore allagato di nostalgia.
Chissà se le mie illusioni di bambino giaceranno nei tuoi sogni notturni, in un legame indissolubile tra te e me, che sopravvive oltre i limiti dell’eterno, mentre le tante parole che ti dissi baceranno il tuo viso al risveglio. Una speranza, la sfida alla precarietà del nostro tempo, l’angoscia che perpetua il mio continuo dubbio, con l’unica certezza e la sola verità che conosco che sei tu, in cui non svanirò neppure al finire dei miei giorni. 
Quel tempo, al finire del viaggio che non sappiamo se sarà il restare per sempre al porto o l'allontanarsi lungo il fiume lasciandosi trasportare dalla corrente del tempo infinito.
 
Giulia, in quel tempo, forse anche tu sarai diventata costruttrice inesperta di navi, intenta a insegnare a navigare a chi sarà tuo figlio, come facemmo con te, io e tua madre.
Tempo, in cui sarai già saggia, con l’esperienza del marinaio.
Saprai che esistono le barche timorose, ferme nel porto, che non si arrischiano, che non navigano spaventate dalle tempeste, dimentiche di esistere solo per quello. 
Tu, confido, già saprai che non esiste altro che unirsi alle tante altre barche, pronta ad affrontare ogni vento, superando gli uragani, navigando un giorno e poi ancora, con la certezza che esisterà sempre un porto in cui arrivare, seppure con la vela lacera e la vernice scrostata, un lido sicuro dove riposare prima di ripartire.
Solo le navi, che hanno cuore e anima immensi come gli oceani, possono navigarli; le altre resteranno nell'ansa a rifugiarsi, attendendo immobili la ruggine, certi solo di invecchiare.
 
Così ti auguro di avere vele grandi come ali giganti, che ti facciano correre alla spiaggia e poi ancora verso il mare.
La forza di prendere, ma anche di lasciare persone che non sono capaci di accompagnarti che non appartengono a ciò che sei; “non sei per tutti e non tutti sono per te”.
E saprai che non ci sarà cosa più preziosa che te. Per questo ti sentirai irrequieta e nervosa, nel navigare accanto a chi non è fatto della tua sostanza e sentirai chi sarà già nella tua scia, con navi che seguono le tue stesse rotte, verso le stesse mete.
 
Naviga figlia mia, naviga mio cuore, verso quei lidi dove un giorno troverai questa bottiglia che conserva queste parole, intatte, non corrose dal sale di un tempo sconfinato.
Emergeranno dall’oceano queste righe, che leggerai, scritte da un naufrago ormai disperso, assieme a tua madre, nell’immensità che tutti ci sovrasta, tornati dove non ci potrai vedere.
Sarà allora, che sentirai la stessa pioggia, che ora sento, scendere dagli occhi nel cuore, allagato di nostalgia.
Non essere triste, ma naviga, naviga felice tra quelle onde in cui t’accompagnammo, in quei mari a cui ti affidammo.

lunedì 16 novembre 2015

Parigi val bene ... una parola


Parigi val bene una messa. Questa la frase che con il titolo del mio post ho voluto parafrasare.
La frase è attribuita dalla tradizione a Enrico IV di Borbone detto il grande, primo re di Francia della dinastia dei Borbone, che dalla madre regina di Navarra ne ereditò la corona divenendo Enrico III di Navarra.
Fu re nel '500, un periodo in cui la Francia era devastata da una guerra civile, finita con la presa del trono proprio da parte di Enrico di Navarra.
Si racconta che proprio nell'occasione dell'incoronazione, egli pronunciò questa frase in quanto, per diventare re, dovette convertirsi al cattolicesimo perché ugonotto e di religione protestante.
Con tale frase quindi si vuole significare che per ottenere un alto e importante scopo vale la pena sacrificarsi. L'importanza di rinunciare per ottenere ciò che desideriamo, nel caso di Enrico, conquistare Parigi.
Ecco perché la parafrasi nel titolo: anche oggi, tutti noi dobbiamo essere pronti a sacrificare qualcosa di caro per conquistare ciò che è più importante: anche nel nostro caso, Parigi.
Parigi d'Europea, città dell'illuminismo europeo, di quell'Europa che abbiamo dimenticato, perché oggi la identifichiamo solo come europa delle banche e del denaro, dell'economia e degli affari.
Un'Europa che è invece tradizione di multi culturalità, di convivenza e di libertà.
La Parigi del nostro cuore di Europei, quella cosmopolita, quella della uguaglianza, della fraternità ma soprattutto della libertà.
Gli attentati di Parigi sono proprio e prima di tutto attentati alla libertà, non di culto e di religione, che spesso sono solo gli alibi e i fantocci sventolati per fini di conquista del potere politico e temporale (come il caso dei Jihadisti oggi, ma nel passato,  meno di mille anni fa, anche della Chiesa Cattolica).
Si tratta di una libertà più preziosa, quella di essere e di poterci sentire uguali, uomo o donna che siamo. La libertà di leggere ciò che vogliamo, di esprimerci come vogliamo e di pensare come vogliamo.
Ma quella che dobbiamo difendere è una libertà ancora più importante, quella di vivere e di farlo senza paura.
Del resto Parigi ha resistito ai nazisti e all'invasione di Hitlher. Ha resistito ad un altro tipo di guerra santa, così come pensata e interpretata dai suoi fautori, che anche al tempo, la pensavano santa, esoterica a difesa della supremazia di una razza anziché di una religione.
Parigi ha resistito a quell'invasione e i nostri nonni hanno resistito in qualunque luogo si trovassero. Questo è quello che dobbiamo fare noi oggi, resistere ovunque siamo, come ci insegnarono i nostri predecessori.
Resistere in ogni modo, il primo dei quali è resistere alla paura di non fare ciò che avremmo fatto ieri prima degli attentati, ci costasse pure la vita.
Resistere anche dicendo o scrivendo due parole, semplicemente queste: come non ce la fecero i nazisti, non ce la faranno questi vili terroristi; come i primi, i musulmani guerrafondai perderanno perché la libertà è un istinto dell'uomo più grande dell'uomo. La libertà è immanente e vincerà per principio di naturalezza, perché è insita nella natura. Da sempre la libertà è esistita e ha resistito sconfiggendo chi l'ha voluta limitare o eliminare.
Permettetemi infine di dedicare questo post a Valeria Solesin la ricercatrice italiana di 28 anni, morta nel corso degli attentati. Valeria che era ricercatrice all'Ined, istituto della Sorbona, quindi cervello in fuga dall'Italia si direbbe.
Valeria che però era soprattutto una ragazza giovane che tanto ha dato e più poteva dare.
Che studiava e ricercava in materia di welfare e di come conciliare maternità e lavoro. Valeria che quindi sudava e ricercava per la libertà di essere donna, di essere madre e al contempo di essere libera di lavorare.
Ma di questo i Jihadisti, i grandi guerrieri come si credono, cosa ne sanno. Cosa sanno di essere donna, cosa ne sanno di essere madre, cosa nel sanno di libertà. Non sanno che proprio grazie alla libertà finiranno.

mercoledì 12 marzo 2014

Le quote rosa sono ...


Torno a scrivere un post.
Dopo giorni, in verità mesi, di assenza, settimane di post concepiti, strutturati in bozza, non finiti lasciati ad incubare tra quelli in archivio del blog e non pubblicati, torno a scrivere, d'improvviso, creando un post, non covato "così a lungo" come altri, il cui tema trattato è esso stesso ragione dell'impellenza per cui viene scritto: le quote rosa, o meglio le quote di lista.
So che molti che leggono questo blog sono donne; sono consapevole, quindi, quanto sia "pericoloso" affrontare un tema di questo tipo; sento però altrettanto intensamente quanto sia stimolante farlo, perché originato da una riflessione sull'attualità e rispetto a cui sono pronto a ricevere commenti dalle lettrici su quanto esporrò (anzi invito a farlo e spero di riceverne molti).
Notizia di questi giorni la discussione in Parlamento della legge elettorale e nello specifico la questione delle "quote rosa", conosciuta al secolo con il termine ancora più brutto della "parità di genere".
Lo specifico emendamento, sostenuto dalle parlamentari "in bianco", che indicano come una delle principali motivazioni la tutela di donne che si occupano di politica, del bene comune, che militano in associazioni e formazioni sociali di vario genere e contemporaneamente lavoro e si rendono cura della famiglia. Per questo motivo ne andrebbe garantita "per legge" l'elezione, riservando una una certa proporzione percentuale alle donne nella formazione delle liste elettorali rispetto al numero totale degli eleggibili. 
La domanda che però mi son da subito posto è: ma la tutela delle donne che non si occupano di politica, ma comunque lavorano e contemporaneamente di occupano della propria famiglia vale forse meno e deve essere sostenuta in misura meno pressante?
Mi sono posto questa domanda, perché mi sembra che queste parlamentari, elette essendo nominate (vista l'assenza delle preferenze), si occupano ora con tanto ardore delle quote rosa, della difesa della parità e della femminilità, ma lo fanno solo o molto intensamente per la questione delle quote rosa in politica, così che sorge il dubbio: dal momento in cui sono state elette hanno fatto altrettanto per la stessa questione quote rosa, parità di genere, in altri ambiti della vita sociale che non sia quello legato alla questione elezioni?
E mi chiedo ancor prima: ma perché queste donne parlamentari non hanno votato a favore del ripristino delle preferenze nel sistema elettorale ??? ... magari i cittadini avrebbero preferito, votandole, donne (magari capaci e competenti) rispetto a uomini (magari meno capaci e meno competenti) ... e la quote rosa sarebbe forse stata maggiore, ma non per legge, quanto invece per la legittima e opportuna scelta degli elettori, a cui spetterebbe sempre la sovranità e il diritto di scelta ... diritto che queste parlamentari preferiscono, così pare, attribuire a certi segretari o padroni di partito , gli unici che possano quindi decidere quante e soprattutto quali donne far eleggere!!!!
L'abbiamo visto negli ultimi anni, in certi casi, quali donne elette-nominate sono state scelte da alcuni segretari - padroni di partito, vista la mancanza della possibilità per gli elettori di esprimere preferenze al momento del voto.
Meriti o competenze dove sono ? sono sempre presenti alla base della scelta ?
E poi queste parlamentari che si preoccupano solo ora della parità di genere (solo per il fatto che vi debba essere presente nelle liste elettorali un certa percentuale di donne eleggibili in parlamentari) dove sono state, sino ad oggi, quando, dato il loro incarico, dovevano e avrebbero dovuto legiferare per difendere la donna dalla violenza che subiscono da parte di uomini diciamo "possessivi" (notizie quotidiane di violenze ed omicidi)?
oppure si sono preoccupate di legiferare per creare le migliori condizioni di vita familiare possibili per le donne: vedi questione degli asili, o del precario equilibrio e rapporto tra tempo per la famiglia e quello per il lavoro ? Od ancora, hanno cercato di creare un sistema che permetta la piena integrazione tra i servizi scolastici, lo sport ed i trasporti, creando le premesse per una rete locale che integri il tempo di scuola, con quello dello sport, anche grazie a trasporti pubblici destinati in parte a tal fine, senza chiedere a genitori di rimbalzare tra un luogo all'altro con la propria auto o delegare a baby sitter o parenti vari ?
Ecco le quote rosa, la parità di genere a mio giudizio, non è la percentuale predeterminate per legge per assicurare che un certo numero di parlamentari eletti sia donna.
Le quote rosa sono:
- la difesa delle donne contro la violenza maschile (perché dobbiamo ammetterlo c'è differenza tra come reagiscono certi uomini quando sono lasciati o gli viene detto che non sono più amati, rispetto alla reazione delle donne di fronte alla stessa situazione);
- la difesa delle donne contro lo stalking, una difesa anche con l'intervento di polizia e magistratura, che non lasci libero e tranquillo chi ossessiona una donna, una ex, fino al giorno in cui possa serenamente, massacrarla di botte;
- la tranquillità per un padre di far frequentare la propria figlia ad un ragazzo che non uccida la sua fidanzatina se viene lasciato, come invece è successo in vari casi tra cui quello di Fabiana Luzzi di 17 anni, il cui corpo fu bruciato da chi diceva di amarla ancora;
- i servizi sociali e una società in genere che eviti casi come quello d'attualità,  della donna di origine albanese che viveva da tempo a Lecco e che ha ucciso le sue tre figlie, mentre il marito andava in Albania a comunicare alla famiglia di origine che l'avrebbe lasciata. E questo magari solo perché quella donna  ha avuto il timore, la paura di trovarsi sola e "in povertà di spirito e di forza" con tre figlie e senza un compagno. 
Poi assistiamo alla difesa del Presidente della Camera, Boldrini, che difende il Ministro Boschi dalla satira (l'imitazione a Ballarò) definita sessista ... Boldrini che viene però a sua volta attaccata, proprio per questo, da una donna come Fiorella Mannoia, non certo definibile maschilista o misogina, che non condivide un certo modo di difendere le donne e la femminilità, perché avvertito come una modalità ipocrita di fare politica a tutela della parità di genere e della difesa della realtà femminile e dell'essere donna.
Insomma, credo che si sia di fronte ad uno modo del tutto strumentale con cui in politica si cerca di sostenere una parità tra donne e uomini, che genera un femminismo becero e preconcetto, e che da luogo ad una tutela del mondo femminile minimale e di facciata, più che sostanziale, non sviluppando misure concrete che sostengano le donne in quanto tali, prima ancora che le donne in quanto politici.
Vedo una certa estemporaneità, che poi si concretizza in certe modalità (sostenute anche da certi uomini) di festeggiare l'8 marzo, quando poi, fattivamente  non si riesce a tutelare la donna, non dico per gli altri 364 giorni dell'anno, ma neppure nei giorni 8 dei restanti mesi che non siano marzo.

sabato 21 dicembre 2013

Luci soffuse


Nei giorni di pioggia e di sole,
nel turbinar dei miei pensieri,
nel soffio delle tue parole, sogno
la parte di giorno, in cui si e' sinceri,
quando il sole si riposa
mentre il cielo si fa scuro
e sale, alta, la sua sposa.
Schiaccia l'ombra mia al muro
la luce tremula d'una candela
t'imprigiona nel mio cuore,
ch'ancora palpita ed anela
il tuo respiro, la voce dell'amore.
Come un limpido giorno,
dopo una forte nevicata,
come il ruscello ghiacciato
nel paesaggio che attende l'aprile,
ove non germoglian rimpianti,
ma l'abbandono di alibi e scuse,
mi porgi le tue labbra schiuse
gocce di brina sull'erba, diamanti,
col tuo sospiro che sa di antichi canti,
le stelle, la luna, le palpebre socchiuse
sulle nere tue pupille, luci soffuse.

venerdì 6 dicembre 2013

Libertà e Dignità


Vagando per la rete, molteplici e vari sono i commenti su Nelson Mandela e, altrettanto numerose le citazioni di sue frasi. Perfino la maestra elementare di mia figlia ha raccontato ai suoi allievi chi fosse quest'uomo e il loro compito per il week end e' quello di scriverci "un testo" ... in pratica il "cugino elementare " di un post.
Tutto questo perché oggi e' morto Nelson Mandela. 
Il dubbio: che molto se ne parli oggi e che, poi, lo si dimentichi o quasi già domani; 
la riflessione: perché la maestra e molti di noi non ne hanno parlato così tanto, anche quand'era in vita? Magari spiegando, già da allora, chi fosse quest'uomo, dicendo che soprattutto era un uomo libero, proprio e ancor più', nei momenti in cui era carcerato; in questo modo avremmo capito l'essenza della parola libertà.
Si', perché quest'uomo ci ha insegnato che prima di tutto la libertà, e' libertà di spirito, che conduce alla libertà di pensiero, da cui nasce la libertà di azione.
Avremmo, così, capito il concetto di libertà che possedeva quest'uomo, così tanto differente, da quello che ci hanno voluto propinare alcuni nostri concittadini, che ci hanno pure fondato un partito chiamandolo, ohibò, "delle libertà", ... all'interno del quale tanti, che vi hanno aderito, erano piu' prigionieri  di un Mandela carcerato. 
Ma del resto la differenza, e' dimostrata anche da una sola frase, quella che pronunciò Mandela a chi gli chiedeva, perché lui, ad ottant'anni, volesse abbandonare la politica; rispose che a quell'eta un uomo deve stare vicino ai propri nipoti (e aggiungerei io a quell'età si dovrebbe lasciare ai propri figli la responsabilità e l'onere di dirigere un Paese).
Ecco sta anche qui la differenza tra quest'uomo, rispetto al fondatore di quel partito italiano sopra citato, che alla stessa età non vuol lasciare mano neppure ai propri pro-nipoti non dico ai figli.
Se gli chiedete il perché vi dirà che lo fa per il bene comune, perché vuol costruire un futuro migliore ... e io credo che se lo sentisse Mandela, gli si dipingerebbe sul viso quel sorriso sardonico da uomo saggio (vedi foto), di chi ha conosciuto il mondo e gli uomini e che sa riconoscere quale sia la verità  e quale la menzogna.
Del resto parliamo di un uomo che per la libertà dello spirito e, quindi, del pensiero e dell'azione, ha fatto 26 anni di prigione, in carceri che avrebbero fatto stracciare le vesti e strillare davvero "indulto, indulto", perché costruite per non permettere di uscirne vivo e semmai uscirne molto malconci. Insomma un uomo che non avrebbe mai strepitato se l'avessero condannato ai servizi sociali e avrebbe accettatola pena, come ha fatto, seppure si fosse ritenuto innocente e non avesse commesso alcun reato, ma agito giustamente per cause giuste. Ecco l'altra differenza il possedere la dignità.
Un uomo che quando diceva che "tutti possono migliorare a dispetto delle circostanze e raggiungere il successo se si dedicano con passione a ciò che fanno", non pensava, come altri, che il successo era il  "fare soldi", il diventare famosi in TV. E infatti diceva anche "l'educazione è il grande motore dello sviluppo personale. E' grazie all'educazione che la figlia di un contadino può diventare medico e il figlio di un minatore il capo miniera o il bambino nato  in una famiglia povera il presidente di una grande nazione". E quando si riferiva al presidente di una nazione pensava ad un compito per cui "i veri leader devono essere in grado di sacrificare tutto per il bene della loro gente".
Pensiamo alla nostra Italia, a chi ci dovrebbe dirigere e queste frasi suoneranno assurde, irreali, veramente come fossero cose aliene.
Perché ho voluto mettere in evidenza queste enormi differenze? per farci capire come quest'uomo appartenga quel genere di essere umani definibili giganti, a dispetto di quei tanti cui siamo abituati, che ancor più ci appaiono come nani ... e come disse Mandela: "se tu voli basso, non puoi servire bene il mondo".

mercoledì 27 novembre 2013

De-cadere da dove non si è non è fantascienza


Il motivo del titolo di questo post sarà presto spiegato.
Intanto sicuramente chi legge avrà capito che l'argomento è l'avvenuta decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi.
Non mi aggrego né ai cori di entusiasmo, né alla parte che grida all'ingiustizia; anche di questo spiegherò il perché.
2013, ovvero vent'anni di Berlusconi e Berlusconismo. Chi oggi gioisce al giorno che ne decreta la fine o non capisce che così non è (o fa finta di farlo).
In ogni caso, ora la sinistra non avrà l'alibi di dover opporsi al Berlusconismo (ma in verrà dovrà ancora contrastare Berlusconi), e quindi, sarà chiamata ad occuparsi di fare, nel senso di realizzare politiche concrete e cambiamenti reali, in un paese che veramente decade.
La questione che pongo è un altra:
E' scienza o fantascienza la possibilità di poter de-cadere da un luogo in cui non si è ?
Berlusconi è riuscito anche in quest'impresa: infatti, tanti hanno gridato all'ingiustizia, lo stesso Berlusconi è anche oggi sceso in piazza … ma per protestare contro cosa ?
forse per reclamare il diritto di restare dove è cioè in Senato ?
Così non è:
infatti, la presenza al Senato di Berlusconi in numeri è stata la seguente:
- disegni di legge presentati: 0
- emendamenti presentati:  0
- ordini del giorno presentati: 0
- interrogazioni: 0
- interpellanze:  0
- risoluzioni: 0
- interventi in aula …. 1 (quello della comica, con cui, dopo che vari ministri del PDL avevano minacciato di dimettersi e Berlusconi aver dichiarato per giorni di sfiduciare il governo, coupé de theatre, ha dato la fiducia al Governo Letta)
- presenze al senato in percentuale: 0,01%.
Insomma un Berlusconi che compreso l'episodio di oggi è stato più presente in piazza (vedi manifestazioni inscenate) che nel Senato in cui doveva stare. il che è tutto dire... quando un leader politico è così presente in piazza non c'è da stare allegri.

Ma tutto ciò cosa vuol dire ?
1) sicuramente (la spiegazione del titolo) che Berlusconi è riuscito a provare che de-cadere da un luogo in cui non si è,  non come si potrebbe pensare fantascienza, ma è possibile, cioè scientificamente dimostrato;
2) che è smentito dai fatti anche chi ha sempre negato che Berlusconi ha anteposto il proprio interesse a quello della collettività . Infatti, tutto l'accanimento di questi giorni, l'ostruzionismo di un partito, il blocco dei lavori parlamentari, è stato solo strumentale per cercar di permettere a Berlusconi di conservare  non il posto in cui, di fatto, non è mai stato e di mantenere la carica senatore che, di fatto ,non ha mai esercitato .. ma solo il tentativo di preservare l'immunità del senatore, lo scudo che la legge gli assegna, di poter essere posto agli arresti solo dietro autorizzazione dell'aula.
Da oggi questo non sarà più così per Berlusconi, questo e solo questo. 
Non s'illuda la Sinistra che non c'è più Berlusconi, perché egli resta.
il problema è che restano anche questi venti anni:
- restano i disoccupati aumentati in questi venti anni;
- restano le aziende chiuse in questi venti anni;
- restano i poteri forti, anche quelli dei mass media e delle televisioni e dei giornali di Berlusconi;
- restano i verbali secretati, in cui un camorrista indicava i siti in cui erano stati sepolti i rifiuti tossici … e restano le morti da questi causati.
Restano insomma, venti anni di parole e del nulla fatto, o meglio dell'arretramento di un Paese;
resta l'inazione di una sinistra che aveva l'alibi di Berlusconi e che, oggi, pur rimando Berlusconi, non è più legittimata a celarsi dietro l'alibi che per venti anni ha usato.
Tutto ciò è rimasto e resta nella storia, ma speriamo che da domani almeno una cosa non resti: il dibattito estenuante intorno alla questione "decadenza di Berlusconi", mentre il Paese più che decadere rischia di precipitare ed affondare, e questi politici stanno a parlare e discutere di ciò che non interessa, perfetti emuli degli orchestrali del Titanic.

mercoledì 6 novembre 2013

Ragione e sentimento


Il titolo di questo post potrebbe far pensare al fatto che io voglia scrivere in merito al famoso romanzo, così intitolato e scritto tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 da Jane Austen.
Non è così.
Ho intenzione di scrivere di una storia, alla fine un po' romanzata, scritta ai tempi nostri, senza carta e penna, ma a mezzo telefono dal ministro di Grazia e Giustizia Cancellieri.
Anche questo "romanzo moderno" ha lo stesso titolo del classico, perché dalle dichiarazioni rese ancora non è chiaro quanto l'intervento del ministro abbia seguito la ragione (non solo nel senso di correttezza ed opportunità, ma proprio dell'azione in vate di ministro e non di persona) o quanto sia frutto del sentimento (di umanità com'ella stessa ha affermato).
La vicenda è quella riguardante la telefonata o le telefonate tra la famiglia Ligresti (quella accusata della bancarotta Fonsai) e il ministro Cancellieri, la quale rassicurava sul fatto che si sarebbe interessata della vicenda di Giulia Ligresti, in carcere per le citate accuse, seppur sofferente di salute e anoressica. telefonate sarebbero poi intercorse proprio tra il ministro di grazie e giustizia e le autorità competenti in tema di carcerazione e scarcerazione della detenuta Giulia Ligresti.
E' di oggi la dichiarazione del ministro Cancellieri, secondo cui il suo intervento non avrebbe provocato la decisione di scarcerare Giulia Ligresti e con questo intervento non avrebbe, quindi, esercitato pressioni né avrebbe espressamente richiesta la predetta scarcerazione. Infatti secondo il ministro la scarcerazione, sarebbe stata frutto di una decisione autonoma da parte delle Istituzioni che amministrano la giustizia in Italia, commettenti in tema.
Ma allora quale sarebbe il perché suo intervento ? quale sarebbe stato il fine ? Queste le domande che sorgono spontanee ascoltate le dichiarazioni del Ministro. In altri termini, il Ministro invece di esercitare le proprie funzioni per il cui esercizio viene pagata, cosa fa ? perde tempo facendo telefonate ad atrocità che amministrano aspetti delicati dell'amministrazione della giustizia, che già sa non avranno alcun effetto ?
Giorni fa, la stessa Cancellieri aveva detto di aver telefonato non per questione amicizia familiare ed ancor meno perché il proprio figlio era legato da rapporto di lavoro alle aziende della famiglia Ligresti, ma lo avrebbe fatto per umanità, per sensibilizzare su una questione che guardava una persona detenuta, in precarie condizioni di salute e a rischio di vita.
Ci dica allora, se così fosse, quante altre volte lo ha fatto e per chi altri, così per farci capire se esiste in tema un suo atteggiamento costante, volto a segnalare casi umani a prescindere dalla famiglia cui appartiene il detenuto. 
Perché l'altra questione che è naturale porre è: cosa ne è dei casi di altri detenuti, in analoghe precarie condizioni di salute che non vengono segnalati ?
Questa domanda dovremmo porgercela, perché appare chiaro che l'intervento del Ministro, indirettamente è un atto di sfiducia verso chi amministra la giustizia, perché se il ministro avesse fiducia riguardo queste istituzioni, penserebbe che i casi degni da attenzionare e meritevoli di valutazione sono esaminati da dette istituzioni originariamente, a prescindere dalla segnalazione di un ministro. Se ha ritenuto come ha fatto di intervenire anche solo per umanità, per un caso specifico, vuol invece, dire che ella non ha fiducia in queste istituzioni, non ha fiducia sul fatto che siano giustamente ed ordinariamente attente a questi casi e, usando le sue parole, non essendo appropriatamente sensibili al tema andavano "sensibilizzate"
Il Ministro dovrebbe piuttosto compiere atti che rimuovano a livello generale eventuali barriere o limiti alla corretta ed "autonoma"valutazione  da parte delle istituzioni competenti, riguardo i casi degni di attenzione ed analoghi od identici a quelli di Giulia Ligresti (il caso Cucchi presenta analogie, vedi anoressia e stato di salute, ma nessuno ha segnalato il caso ... e Cucchi è morto).

Allora quello che pare di capire, ciò che più verosimilmente sembra è che la vicenda sia di fatto, la solita storia "di raccomandazioni", così come in altri settori della vita di questo Paese.
I casi per i quali nessuno "raccomanda" attenzione che fine fanno ?
il Ministro per caso ha ragione e motivo di credere che questi casi non vengano esaminati e quei detenuti non vengano quindi scarcerati a danno della loro salute e vita ? 
E' questo pensiero di sfiducia, il motivo per cui ella ha voluto "attenzione" la autorità competenti sul caso Ligresti.
Meglio avrebbe fatto se prima, che si fosse verificato il caso Ligresti,  avesse provveduto con propri atti, questi sì da Ministro a rimuovere a livello generale il problema della scarsa attenzione per certi casi. Invece no, ha compiuto un atto che non è da Ministro: segnalare alle Autorità un caso specifico, rispetto a cui aveva rassicurato la famiglia "a lei cara per amicizia", che avrebbe fatto ogni cosa per seguire l'evoluzione; e ciò pur sapendo come lei dice che ciò non avrebbe comunque ingenerato alcuna pressione o influito sulla decisione autonoma delle istituzioni competenti .. cioè promette di fare una cosa che tanto già sa non influente (???).
Sorprendenti sono poi le reazioni delle parti politiche, a parte quella del Movimento 5 stelle che richiede le dimissioni del Ministro:
il PD spaccato anche su questo tema, che in alcune sue componenti non ravvisa neppure l'inopportunità dell'azione;
il PDL che, strumentalmente, rispolvera la questione Ruby - Berlusconi per dire che in quel caso Berlusconi è stato additato e accusato addirittura di reato per una cosa analoga a quella che ha riguardato oggi la Cancellieri; la conseguenza chiedere, quindi, che come non deve essere ravvisato né quale reato né quale azione inopportuna l'operato della Cancellieri, che può rimanere in carica con piena fiducia, andrebbe riconsiderato allo stesso modo l'operato di Berlusconi … e si creda tutti che l'aver detto che era nipote di Mubarak, alla fine sia stata solo una burla come il cucù alla Merkel. Che si accetti che un ministro o un presidente del consiglio si interessi della vicenda di polizia, giudiziaria e carceraria di uno specifico e da loro conosciuto cittadino, anche se poi c'è il rischio che si siano dimenticati o non abbiano posto attenzione agli altri cittadini da loro non personalmente conosciuti, che si siano o si trovino nelle stesse o analoghe situazioni. Complimenti, non c'è che dire.

martedì 29 ottobre 2013

'N Che Guevara


Era di pochi giorni fa, la notizia della nomina a Presidente della Commissione Antimafia della deputata PD Rosy Bindi.
Una notizia che di certo, non manifesta il nuovo e un cambio dei tempi.
E' apparsa però addirittura "scomposta" , per non dire altro,  la reazione e la protesta di alcuni esponenti del PDL, primo fra tutti, del capogruppo PDL alla Camera, Renato Brunetta, che addirittura ha avvertito di essere pronto alla guerriglia (in Parlamento).
All'improvviso, l'Italia intera ha pensato che fosse arrivato un neo Che Guevara, pronto a lottare per la giusta causa e il riscatto degli oppressi.
Ma è proprio il motivo per cui Brunetta è pronto alla guerriglia a farci capire che non Che Guevara (con un gioco di parole - 'n Che Guevara)
L'ideale per cui Brunetta vorrebbe far guerriglia è quello di far solo confusione, alzare un polverone, minacciare la caduta del Governo ... e questo se non salvano Berlusconi dalla decadenza.
La controprova l'abbiamo avuta oggi, quando l'alter ego di Brunetta, cioè il capogruppo al Senato del PDL Schifani (ex Presidente del Senato e quindi ex seconda carica dello Stato) ha di nuovo avvertito che il Governo potrebbe cadere, perchè il PDL (se ancora esiste dopo che è stato varato il progetto - come la Bini non nuovo - di Forza Italia) potrebbe ritirare il suo appoggio all'esecutivo.
Il motivo dell'avvertimento? l'imminente votazione per la decadenza di Berlusconi da Parlamentare dopo la condanna definitiva per i diritti Mediaset e la frode fiscale connessa.
Proprio oggi i lavori in Parlamento sono stati rallentati, con il PDL che fa melina e chiede la sospensione dei lavori dopo che la Corte d'Appello di Milano ha pubblicato la motivazione della sentenza, con cui è stata ricalcolata per Berlusconi da cinque a due anni l'interdizione dai pubblici uffici, pena accessoria a seguito della condanna in via definitiva per frode fiscale.
Poi altro che tema, che a questo punto appare usato strumentalmente per allungare i tempi del voto, è la scelta del metodo del voto. Il Movimento 5 stelle che lo vuole palese e altri che lo vogliono mantenere segreto. Pare che l'ago della bilancia della decisione sia nella mani della Lanzillotta, eletta nelle liste di Forza Civica (ex forza politica di Mario Monti, oggi adottata da Casini ... una nuova DC insomma). 
La Lanzillotta è propensa, pare, a mantenere il voto segreto, perchè afferma "sono contraria alle leggi ad personam, ma anche a quelle contra personam" ... bohhh che vorrà dire, si tratta di decidere se votare palesemente per la decadenza (mica è una vergogna esprimere apertamente il proprio voto) o farlo in modo segreto ... che c'entrano le leggi contra personam ???
Ora ci vorranno far credere che la legge Severino è stata varata contro Berlusconi che poverino aveva commesso (prima) il reato di frode fiscale.
Insomma un parlamento e una politica che ancora discutono sulla vicenda giudiziaria di Berlusconi, il quale minaccia di far cadere il Governo, dopo che meno di un mese fa gli ha votato la fiducia ... una classe politica che non si cura dei reali problemi, altro che risollevare "gli oppressi" ed emancipare le masse, altro che guerriglia e Che Guevara.
Dovrebbero fare più attenzione al fatto che già nel 2012 la povertà relativa in Italia era del 12,7% e quella assoluta il 6,8% e la spesa media mensile per famiglia, sempre in quell'anno, era di 2.419 euro (meno 2,8% rispetto al 2011).
Ed oggi pure peggio, perchè secondo la Coldiretti nel 2013 circa 4.068.250 persone hanno dovuto chiedere aiuto per sfamarsi, un 10% in più rispetto al 2012.
Il tasso di disoccupazione ai massimi dal dopoguerra, giunto al 12%, con la disoccupazione giovanile quasi al 40% (quasi uno su due !!!).
Chi il lavoro l'aveva, oggi non l'ha più in molti casi, visto che a settembre si è registrato un picco nelle ore autorizzate di cassa integrazione e guadagni.
Basta con i dati, già si è capito che certi guerriglieri parlamentari, dovrebbero scendere in piazza a confrontarsi con quegli italiani che stanno affrontando questi problemi, non quelli della decadenza da parlamentare, del voto palese o segreto, dell'irretroattività di leggi per l'applicazione o meno di pene accessorie a chi è stato condannato definitivamente per il reato di frode fiscale.
Forse capirebbero cosa significa lottare, e quali i veri motivi per cui nella vita le persone lottano ... per sopravvivere civicamente parlando, ma molti anche per sopravvivere materialmente parlando.
E' proprio vero " 'n che Guevara ", e certamente se ci fosse non lo incarnerebbe Brunetta, anche perchè, concedetemi un gioco di parole o una battuta scontata, oltre la barbetta e il sigaro, gli manca pure la levatura ... in gergo politico la "statura".