martedì 24 luglio 2012

Precaria mobilità, stabile immutabilità


Fa una certa impressione vedere la data di creazione dell'ultimo post che ho pubblicato sul mio blog (febbraio). Fa ancora più impressione, sapendo che non è quella la data in cui ho smesso di scrivere, ma solo quella in cui ho smesso di pubblicare. Infatti, ho creato molti e vari altri post dopo quello, ma tutti sono rimasti nel "cassetto". Diversi e vari anche i motivi per cui non li ho pubblicati: a volte perchè, non mi sembravano completi, altre perchè avevano come tema, questioni di attualità e, negli ultimi tempi, l'attualità appariva "grigia" e senza stimoli, incentrata solo su questioni economiche finanziarie (lo spread !!!) od aspetti che se contenevano aspetti sociali, il dibattito che ruotava attorno, ne svuotava, immancabilmente i contenuti (stabilità del lavoro e più ampia libertà di licenziare, risparmio della spesa, recessione e stimolo dei consumi).
Insomma sotto la cenere bruciava la solita mia passione per i temi sociali, filosofici, per la voglia di un ritorno all'umanesimo, che pare sbiadito da tempo, in quest'era dell'acquario che viviamo, che invece dovrebbe portare l'uomo alla riscoperta della propria essenza.
E' per questo motivo, con questa consapevolezza interiore che torno a scrivere e pubblicare, promettendo una serie di post, che traggano solo spunto dai fatti di attualità, ma ne ricavano solo lo stimolo per coglierne gli aspetti più vicini a noi, meno freddamente economici e politici, non disdegnando poi la vena umoristica e caricaturale, di cui tanto sento il bisogno (per crederlo basta leggere, fatelo, la sezione del post Autoironia caricaturale).
Fine della premessa e inizio del post, citando una frase: "Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta".
Non so quanti di voi saprebbero dirmi a chi appartengono queste parole, chi le ha pronunciate.
Potrebbe essere un indovinello, ma se vi dicessi che sono state pronunciate nel 1968, appare certo il fatto che sono, oggi, ancor più attuali rispetto a pochi anni fa, vista la situazione che viviamo. Ogni giorno si parla di borsa, di spread, di recessione, di decremento del PIL. Ma tutti questi aspetti cosa vogliono veramente dire per noi, quale è il loro reale impatto sulle nostre vita ?
Le parole citate, sono state pronunciate da Robert Kennedy in un suo discorso tenuto in un anno, che non passa inosservato: il 1968.
Anni lontani, così sembrano, ma chi, come me ancora bambino, ha vissuto gli anni '70, non sembrano così lontani: ripensando al blocco della circolazione delle auto, dopo le targhe alterne, causa shock petrolifero, e ricordando le domeniche in cui si andava in gita a piedi, poco fuori Perugia (lo era allora fuori città) e parlo della pineta di Lacugnano. Sono anni, non così estranei, ripensando, oggi, a quanto meno si aveva: niente TV via satellite, e neanche quella a colori; niente gas metano, ma stufe a kerosene e legna; niente telefonini e reperibilità costante, ma scarsa mobilità e precaria rintracciabilità ... e potrei continuare.
Si aveva meno, ma si viveva lo stesso; meglio ? non so, ma di certo la crisi faceva meno paura e ciò, sicuramente, perchè si cadeva da meno in alto. Oggi, anche chi come me ha vissuto e ricorda quegli anni, la crisi spaventa, perchè si ha molto più da perdere e quegli stili di vita sembrano invivibili ... figuriamoci spiegarlo ai nostri figli che nemmeno sanno più come funziona un telefono a gettoni, e si annoiano se li lasci in mezzo ad una campagna senza il Nintendo (magari 3DS).
 Ecco di cosa voglio parlare nei prossimi post: di quello che eravamo e di quello che siamo, perchè sempre di uomini si parla, che vivano oggi o siano vissuti alla fine degli anni '60. Vorrei parlare e capire se siamo cambiati, in cosa lo siamo e, viceversa, del nostro intimo e della nostra essenza di uomini, delle nostre esigenze cosa è rimasto. Vorrei capire con voi se questi anni di crisi che viviamo, non provochino effetti negativi, diciamo solo "apparenti", indotti dall'esterno, dal modo in cui in questi decenni ci hanno educato alla vita, ma che in realtà, non possono toccare o profondamente intaccare il nostro essere uomini, al di fuori e a prescindere dal tempo che viviamo.
Questo il mio intento, vedremo se riuscirò a concretizzarlo: un bocca al lupo a me e un augurio che ciò accada, perchè ne trarremo un beneficio entrambi, io che scriverò, voi che leggerete.

martedì 7 febbraio 2012

Il prevedibile imprevisto


Avevo già pronti due post per ricominciare a pubblicare sul blog, ma se non lo faccio al momento, l'attualità mi ruba il tempo e, così, mi trovo a scriverne e pubblicarne uno ancor prima degli altri. Il titolo già dovrebbe suggerire l'argomento. La neve a Roma, la polemica che il Sindaco Alemanno ha sollevato nei confronti della Protezione civile. Cercherò di essere breve. In questi giorni, tutti noi abbiamo visto mille immagini e sentito altrettanto notizie. Abbiamo visto paesi seppelliti dalla neve sentito notizie di treni bloccati e case senza luce ed energia elettrica. Al cospetto di tanto, la "questione romana" potrebbe apparire poca cosa con i suoi circa 20 cm. Ma Roma è una città grande e abitata nel 2011 da circa 2,8 - 3 milioni di abitanti, così dicono le stime ufficiali. Quindi, una città del genere, che vede poche volte la neve, può trovarsi in difficoltà. Ma anche per questo è più clamorosa ancora la polemica sollevata dal Sindaco Alemanno, che con l'intento di difendersi, in modo intempestivo, nel pieno dell'emergenza è apparso su televisioni e giornali per dire che lui non "ha nessuna colpa". Ora già dire ciò è molto, allorchè avrebbe potuto almeno dire che la colpa non è solo sua, in quanto il Sindaco di una città in questi casi, anche solo per la carica che riveste, non può non avere una parte di colpa.
Il peggio è che per difendersi ha attaccato la Protezione Civile, dicendo che è diventata un passacarte. Subito ha preso le sue difese anche Angelino Alfano, segretario del PDL, ovvero il maggior Partito di quel Governo che proprio nel 2011 con specifica legge ha depotenziato quella Protezione Civile, che Alemanno, esponente anche lui del PDL, accusa di scarsa funzionalità affermando che è stata depotenziata, e sollecitando un ritorno al vecchio modello, quello dei tempi di Bertolasiana memoria, ovvero quelli che hanno indotto il governo Berlusconi ha legiferare il citato depotenziamento. Insomma, il paradosso del paradosso: chi fa il danno, accusa poi il danneggiato di essere un danneggiato e di non riuscire a fare ciò in cui riusciva prima di venire, dall'accusatore stesso, danneggiato.
Ma la questione non è questa, perchè, tra l'altro, personalmente non ho nostalgia dell'epoca di Bertolaso, in cui per fare cose ordinarie (interventi in musei, organizzazione del G8, ecc.) le si etichettavano come situazioni di emergenza, per poter affidare alla Protezione Civile l'intervento, così da operare con procedure straordinarie meno lente e farraginose.
La questione è che ci sono regole precise:
1) nel momento dell'emergenza si cerca di provvedere per porre rimedio e questo il Sindaco per prima cosa deve fare, e non andare, proprio in quel momento, a polemizzare in TV e incolpare solo gli altri non assumendosi colpe, in un gioco di scarica barile, invocando la solita italiana commissione d'inchiesta;
2) si deve essere lucidi e non raccontare, ad esempio di aver dormito poco nella notte di venerdì perchè si è avuto dubbi su scelte prese, quali quelle di aver voluto tenere aperte le scuole, di non aver imposto l'uso delle catene specie ai mezzi pubblici. Sono proprio queste scelte su tali questioni, che fanno capire che il Sindaco non ha saputo affrontare la situazione o non ha capito cosa poteva accadere. Insomma Roma era in pieno inverno ed il suo Sindaco era mentalmente a ferragosto;
3) infine, in questi casi non si può accusare la Protezione Civile di non aver rappresentato bene quello che sarebbe potuto accadere, di non aver saputo rappresentare la previsione. Ecco il motivo del titolo del post: ma come si può pretendere di prevedere l'imprevedibile? A quale dettaglio di previsione si riferisce Alemanno ? cerca degli indovini? Un fenomeno del genere è stato prospettato come probabile con un certo grado di possibilità e Alemanno si è lamentato dei millimetri che erano stati indicati nelle previsioni. Il compito del Sindaco, di fronte ad una allerta, è quello di creare un sistema di procedure da eseguire in casi come questi a prescindere dal millimetro più o in meno; ha il compito di creare un'organizzazione che operi in quei momenti, chiedendo collaborazione ad altre istituzioni e soggetti pubblici e privati (vigili del fuoco, aziende di trasporto, volontari, ecc.) con cui condividere responsabilità, meriti ed eventuali colpe. Invece lui si è voluto chiamare fuori, solo di ciò pareva preoccupato nell'emergenza (in Italia pare ci sia solo questa e mai l'ordinario e gli interventi previsionali).
E poi un'ultima nota: nei giorni precedenti si è parlato tanto di taxi, di licenze e liberalizzazioni e proprio Alemanno ha difeso (anche durante il governo in cui ministro delle attività produttive era Bersani), i taxisti, osteggiando ogni evoluzione più o meno riconoscibile come liberalizzazione. Un tabù è ed è stato parlare di aumento delle licenze. Nei momenti della bufera di neve, erano pochi o introvabili i mezzi pubblici (non dotati e non obbligati dal Sindaco a montare catene), ma neppure i taxi erano merce meno rara (neppure loro obbligati a montare le catene) ed allora in quei momenti qualcuno ha rimpianto una qualsiasi specie di maggior concorrenza, un maggior numero di licenze, ha rimpianto di non trovare un taxi e dover andare a piedi, avrebbe preferito una qualsiasi tipologia di liberalizzazione su cui salire sino a casa..
Comunque se ancora adesso pensate che Alemanno sia difendibile, godetevi questo video spassosissimo tratto dal blog della Sora Cesira.

Alemanno- La Sora Cesira from sora cesira on Vimeo.




sabato 31 dicembre 2011

Le mie parole

Dopo tanto tempo lo specchio torna a parlare, o meglio dire, io torno a scrivere. Proprio così, lo specchio non ha smesso un minuto di riflettere immagini, colpa mia che non mi son dato il tempo per descrivervele e raccontarvele, perso in mille cose, molte delle quali inutili e superflue. Tanto tempo perso in un correre dietro questioni e rincorrere situazioni di poco valore. Affaccendato in impegni di lavoro e familiari, ma anche alla ricerca di ciò che non serve veramente e che non da valore alle nostre giornate.
Capita così, che si stia al lavoro, ma non si è con i colleghi; che si stia in casa ma non si è con i propri cari; che si stia per le vie del mondo, ma non si è nel mondo, con i propri amici. In un altro post torneremo a parlare della differenza tra lo stare e l'essere, ma per ora, torno a scrivere per stare con voi, miei amici o forse solo lettori e semplici frequentatori del blog.
Voi, a cui penso, più spesso di quanto io stesso ne sia consapevole nel mio fare quotidiano; voi, a cui penso nel ricordare le giornate trascorse insieme; voi, a cui penso nel riflettere sulle parole che vi ho detto, in cui cerco di dargli un nuovo significato.
Le mie parole, così come le descrive Samuele Bersani nella sua bellissima canzone che, in fondo al blog, vi regalo.
Le mie parole:
- quelle dette alle persone a cui, come loro ben sanno, molto affetto mi lega, a cui penso molto e che, magari proprio oggi, ricordano proprio quelle parole, nell'attimo in cui si sentono sole e ne hanno bisogno e che, spero, gli regalino un sorriso. Parole che in certi momenti son come "lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato";
- quelle dette, in modo sincero, a persone a cui avrei voluto regalare, ciò che non ho saputo dare e che sono rimaste solo promesse, insomma "foglie cadute, promesse dovute che il tempo ti perdoni per averle pronunciate"; 
-  quelle dette tra amici, fra mille risate "capriole, palle di neve al sole, razzi incandescenti prima di scoppiare ... notti interminate, scoppi di risate, facce sopraesposte per il troppo sole";

- quelle dette a tutti i miei amori, alle mie passioni a cui ho rivolto parole "gonfie di sottointesi, che accendono negli occhi infinite attese; sono gocce preziose indimenticate, a lungo spasimate e poi centellinate; sono frecce infuocate che il vento o la fortuna sanno indirizzare";

- quelle che vi avrei voluto dire, ma che non ho saputo costruire, inventare "sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo, che non mi riesce di spiegare, fanno come gli pare si perdono al buio per poi ritornare";
- ma soprattutto quelle che i giorni prossimi ci permetteranno di condividere "le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire... ".


La fine di questo anno e l'inizio del prossimo, è soprattutto il momento per la speranza che il futuro ci regali tempo, il vero tempo per ESSERE insieme. E' l'occasione per farci questo augurio a me e a voi tutti.





 

martedì 4 ottobre 2011

Bongiorno giustizia

Non è un saluto di benvenuto quello espresso nel titolo del post, ma solo un gioco di parole per commentare un fatto. Un fatto connesso alla sentenza emessa ieri a conclusione del processo di secondo grado nei confronti di Raffaele Sollecito e Amanda Knox accusati in primo grado per l'omicidio, conosciuto nel mondo come omicidio di Perugia, di cui è stata vittima la studentessa inglese Kercher.
La tentazione potrebbe essere quella di scrivere la propria opinione su detta sentenza, come del resto molti hanno fatto in queste ore. Ma io della questione ne ho già parlato in altri termini in un post del 2009 (fornisco il link per i curiosi che vogliano rileggerlo. Così scrivo di un altro fatto ed ecco il gioco di parole presto svelato.
Molti hanno parlato della sentenza e  l'ha fatto pure proprio l'ex ministro della giustizia Alfano (non un bau bau micio micio qualunque); l'ha fatto pensando così di cogliere l'occasione per il solito slogan populistico e demagogico in difesa del capo, Silvio Berlusconi che gli ha consegnato, così pare, l'eredità del PDL.
Alfano invece di cogliere l'occasione come pensava, ha perso un'occasione per stare zitto. Sì perchè, il commento sulla Sentenza è stato in sintesi: e ora chi paga per gli errori della giustizia, ergo vedete come sbaglia la giustizia specie nei confronti di Berlusconi.
Dimentica Alfano ed è grava che lo faccia proprio l'ex ministro della Giustizia, che esiste un terzo grado e che se ci sono stati errori lo sapremo solo quando anche la Cassazione avrà messo la parola fine.
La cosa poi peggiore è che l'uscita di Alfano è funzionale e strumentale solo a sostenere la solita tesi del PDL, ovvero la giustizia non funziona, per colpa di giudici che sbagliano ed è per questo che il Premier è chiamato in causa da una pluralità di giudici e procure; tradotto nel linguaggio Berlusconiano, come proprio disse il Premier "ringrazio i giudici che mi hanno assolto" (cioè solo quelli che emettono sentenza a proprio favore non sbagliano).
Ma la cosa risibile è che è proprio un avvocato, la Bongiorno, che ha vissuto le vicende del processo (e che, guarda a caso è un deputato ex PDL, passato a Futuro e Libertà dopo la cacciata di Fini dal PDL) a replicare ad Alfano, in che modo: sostenendo che la giustizia è nello stato in cui è proprio perchè chi al governo si occupa del tema, lo fa solo per sistemare le vicende processuali del Presidente del Consiglio e non per porre rimedio ai problemi della giustizia che toccano e riguardano tutti i cittadini e vicende tragiche come quella del processo Kercher che, invece, Alfano strumentalizza. La Bongiorno ricorda che la giustizia ha bisogno di risorse, modifiche normative che assicurino procedure e processi  giusti, non nel senso di emettere sentenze solo come le si vogliono, ma che riescano a garantire giudizi circostanziati ed in tempi compatibili con le vicende umane e le vite coinvolte. Afferma la Bongiorno che, al contrario la commissione giustizia è intasata da questioni connesse ai problemi giudiziari e processuali che coinvolgono Berlusconi.
Insomma l'unico commento sulla Sentenza di Perugia è che noi cittadini per primi, siamo sconcertati nel vedere che in seconda grado è ribaltata una sentenza a 26 anni per omicidio e che nel frattempo due persone sono state arrestate e detenute in carcere. Noi cittadini capiamo che qualcosa non ha funzionato o nel primo processo od in quello di secondo grado. Noi cittadini perciò vorremo essere rassicurati e stare tranquilli del fatto che in questo Paese non accadano più situazioni del genere che potrebbero coinvolgere chiunque di noi. Ma le soluzioni non sono le strumentalizzazioni di un ex ministro della giustizia, che dovrebbe spiegarci cosa ha fatto per risolvere questi problemi negli anni in cui ha ricoperto questa carica ed è stato membro di un governo, che viene ricordato solo per processi brevi, lunghi, lodi che portano il suo nome, quando prima di allora Governi, con a capo sempre Berlusconi, vengono ricordati per la Cirielli e le prescrizioni brevi.
Alfano oggi lancia slogan populistici e demagogici, ma sino a ieri cosa ha fatto come Ministro della Giustizia?

Allora Bongiorno Giustizia, anzi Buongiorno alla Bongiorno che di fronte al populismo di Alfano, chiede a noi cittadini di svegliarci e capire chi rema contro e chi rema solo a favore di "chi", anzichè di  tutti noi cittadini; non a caso sempre la Bongiorno qualcosa ha detto anche contro la pervicace volontà di legiferare in tema di intercettazioni, un tema che proprio in questi giorni il Governo riporta alla luce come priorità ... ma priorità per chi ?

venerdì 23 settembre 2011

Classi di persone

Questo post prometto sarà tale e quindi breve. Nel titolo ho usato il termine classe sia ne suol significato scolastico, che nel senso di categoria. Voglio parlare di due temi.
Il primo riguarda la scuola. Oggi c'è stata l'inaugurazione dell'anno scolastico con tanto di discorso del Presidente della Repubblica, che invita, in sostanza, a sostenere l'istruzione nonostante il problema del deficit e della spesa pubblica. Ebbene nel nostro Paese la realtà è ben diversa. Dovete sapere che un decreto dell'ex Ministro dell'Istruzione, Fioroni, prevedeva che le scuole private per essere parificate, dovevano dichiarare, tra le altre cose, si costituire classi con un numero almeno di 8 studenti. Dovete ancora sapere che la normativa per le scuole statali prevede che le classi debbono essere costituite, almeno da 18 alunni per la scuola dell'infanzia (elementare), 15 per le medie e 27 per le superiori.
Ebbene nei giorni scorsi a seguito di sentenza del TAR del Lazio, che ha dichiarato illegittimo il provvedimento di Fioroni riguardante le scuole private parificate, il Ministro Gelmini ha emanato una Circolare con cui autorizza di fatto tali scuole a costituire classi senza alcun limite minimo di alunni.
Cosa significa tutto ciò? In Italia ormai la scuola pubblica è gestita con criteri e canoni diversi da quella privata, il tutto alla faccia dell'uguaglianza dei cittadini di domani, ovvero degli studenti, ed alla faccia del pari diritto all'istruzione.
Ma la Costituzione non conta più nulla? Insomma pensate che con una classe di scuola elementare con 25 alunni come quella di mia figlia, si riesca a gestire ed istruire allo stesso modo e con le stesse potenzialità di quella che avrebbe lo stesso insegnante con una classe di una scuola privata magari costituita da soli 5 alunni. Con tutto il rispetto è la fiducia per l'insegnante, io non credo. Quindi ormai dobbiamo prendere atto che anche in questo campo chi ha più soldi ha più possibilità e questo è devastante proprio in periodi di crisi come questo. Non parliamo poi di quelli che sono i costi per l'istruzione media e superiore e quella universitaria. Ecco quindi, che classi scolastiche, ma anche classi di persone, futuri cittadini, sono trattati diversamente alla faccia della Costituzione
L'altro tema: Emilio Fede. Cosa c'entra con il concetto di classe?
Oggi durante il programma radiofonico su Radio 24 "La Zanzara", Emilio Fede ha parlato di Vendola. In che termini ? con il suo solito modo di parlare sbocconcellato, credendo, lui solo, di possedere un alto tasso di ironia. Ha cominciato con il dire che Vendola è quello che ha l'orecchino appeso all'orecchio che è una cosa che pendola, come altre cose (grande allusione) che lo stesso Vendola ha. Ha poi rincarato la dose dicendo che Vendola bisogna capirlo, davanti e dietro, perchè lui (Vendola) è uno che non dice una cosa davanti e poi dietro ne fa un altra, ma lui fa davanti e dietro (altra grande allusione ironica !!?!?). Insomma Fede dimostra il livello culturale con cui lui e quelli come lui sanno parlare di un tema come l'omosessualità che meriterebbe rispetto almeno nel trattarlo, anche se non si condividesse per motivi religiosi l'essere omosessuali. Rispetto per le persone, innanzitutto, ma del resto le parole giungono da uno che è sotto inchiesta per le questioni milanesi che vedono coinvolti Lele Mora e Berlusconi tra gli altri. Vedremo come andranno a finire a livello giudiziario tali questioni, ma che al momento vedono sotto inchiesta Fede che si sa ha un certo modo di vedere le donne e le questioni sessuali, un uomo che non potrebbe interpretare nessun abitante di Pandora perchè ad una donna non potrebbe mai dire "io ti vedo" in quanto neppure arriva a vedere la superficie di una donna figuriamoci la loro essenza; uno che tratta la questione dell'omosessualità con battuta becere, di vecchissimo stampo, come lui è  (magari anche in termini di cose pendule). Insomma parliamo qui di una classe di persone, in quanto genere, che non hanno a che vedere nulla con il futuro del nostro Paese e la direzione che questo dovrebbe prendere. E alla fine lasciatemi un battuta dopo quelle di Fede. Egli ha parlato di Vendola del dietro e del davanti, alludendo alla possibile passività di Vendola in campo sessuale al suo poter essere "prono" di fronte all'altro. Se anche fosse così per Vendola, in senso quindi materiale, Fede, invece, sono anni che dimostra il suo essere prono, qui in senso metaforico (molto peggio), di fronte a qualcun altro di nome Silvio Berlusconi.




martedì 20 settembre 2011

La macchina del capo ... la manovra assistita

Chi segue più costantemente il blog, ricorderà alcuni post pubblicati recentemente che avevano, ciascuno, identico titolo, "La macchina del Capo", e diversi sottotitoli. Si ricorderanno, allora, anche il motivo del titolo, ovvero il volere parafrasare quello di una canzone per bambini, il cui ritornello è "La macchina del capo ha un buco nella gomma e noi l'aggiusteremo con il chewing-gum".
Motivo dei post e significato del titolo era quello di citare episodi della vita politica italiana, che vedevano quali "protagonisti" tutta quella serie di deputati "nominati" (anche se qualcuno ancora dice eletti) impegnatissimi a lavorare per il Capo, la cui auto mostra sempre più il buco nella gomma, con i citati deputati intenti a ripararla con il chewing-gum (in gergo, le cosiddette "pezze").
Riutilizzo il titolo, con tanto di sottotitolo "manovra assistita", perchè in questo periodo (dal mese di agosto ormai) non si è fatto altro che parlare di crisi finanziaria e tutti noi che abbiamo assistito al tentativo di "manovrare" quest'auto, a cui avrebbe fatto davvero comodo quello strumento, sempre più diffuso nei veicoli moderni, capace di assistere il guidatore nel parcheggiare il veicolo.
Invece, abbiamo avuto modo di verificare come, al contrario, il parcheggio sia avvenuto nel modo in cui lo si faceva nell'era "pre-tecnologica" in presenza di spazi angusti,  ... una botta alla macchina davanti, una a quella parcheggiata dietro, fino a riuscire ad infilare la nostra nello spazietto dentro le strisce.
Allo stesso modo è stata parcheggiata la manovra sui conti pubblici, con tanto di riunioni a Palazzo Grazioli e a Villa San Martino, in cui la Lega diceva no a toccare le pensioni, sì a tassare le grandi ricchezze, mentre il PDL diceva no a nuove tasse (con tanto di sangue che grondava dal cuore di Berlusconi), sì ai risparmi di spesa: insomma quello che sembrava certo il giorno prima, non esisteva più il giorno dopo (una botta davanti, una dietro fino ad infilare la manovra  visti i "fiduciosi" nominati in Parlamento.
Ma alla fine come è finita ?
Sì è parlato tanto di lotta all'evasione, ma intanto chi ha fatto rientrare i capitali dall'estero pagando cifre irrisorie, può stare tranquillo. Si è parlato di maggiore rigore in caso di reati penali tributari, ma si dovranno fare i conti in questo campo con le cosiddette leggi "ad personam" affastellate negli anni, tra prescrizioni, processi brevi e poi lunghi, tanto che si è ormai persa davvero la misura.
Si è poi arrivati quale certezza all'innalzamento dell'età pensionabile per le donne anche nel settore privato, dopo che già lo si era fatta nel pubblico.
Si era detto tassiamo i più ricchi, cui chiedere un contributo di solidarietà temporaneo, ma poi si è ridimensionato il tutto ed il prelievo è rimasto solo per i redditi  sopra i 300.000 euro, che statistiche alla mano riguarderà solo circa 33.000 italiani.
L'altra certezza poi, l'aumento dell'aliquota iva dal 20% al 21% che proprio l'altro ieri è entrata in vigore.
Ma allora, volendo trarre una sintesi, cosa si può dire ?
Non certo che la manovra risulta equa.
I primi giorni di manovra, in pieno agosto, alcuni esponenti del Governo hanno provato a dire che l'aumento dell'iva riguardava i beni di lusso, ma si sono rimangiati subito tutto, perchè l'avevano sparata grossa. Infatti da decenni non esiste più l'iva sui beni di lusso che era del 38% e quella che era fino all'altro ieri al 20% si chiama infatti aliquota ordinaria ed in pratica grava su tantissimi beni e servizi di uso comune e quasi quotidiano (abbigliamento, calzature, auto, servizi di professionisti quali avvocati, commercialisti, notai ,ma anche artigiani come idraulici, elettricisti, servizi alla persona come parrucchieri, estetisti, e poi giocattoli, auto, televisori ed elettrodomestici, etc,).
Ciò vuol dire tre cose:
- in primo luogo iniquità, perchè se alcuni dicono che l'aumento è quale per tutti (1%) non dicono che quell'aumento di 1 ogni 100 di spesa, pesa in misura diversa su chi ha un reddito di 100 e chi invece ne ha uno di 1.000 ed entrambi hanno lo stesso bisogno di vestirsi, etc, etc.;
- in secondo luogo, in un Paese in cui il risparmio sta progressivamente diminuendo, l'aumento dell'iva può riflettersi in minori consumi, specie di alcuni beni cui si può più facilemte rinunciare, quali auto, elettrodomestici, ma anche di quelli di cui si avrebbe bisogno maggiormente.Infatti, in alcuni parti del Paese, specie al sud, si è arrivati a calcolare che la propensione al consumo è ormai al 95%. Ciò non vuol dire che lì si spende a man bassa, ma che non vi sono più redditi da spendere, perchè la propensione al consumo è l'incidenza percentuale dei consumi sul reddito disponibile e se aumenta non è perchè sono cresciuti i consumi a fronte di identico o scarso aumento dei redditi disponibili, ma perchè a maggiori costi per gli stessi volumi di consumi vi sono redditi invariati. In altre parole si è assistito al doppio effetto da un lato di maggiori consumi in valore perchè per stessi quantitativi si spende più causa aumento dei prezzi unitari e, dall'altro di maggior costo del consumo con redditi invariati e quindi di risparmio in piocchiata. Ed allora ? se il risparmio è ai minimi storici un aumento dell'iva e quindi dei prezzi vuol dire consumi che non crescono perchè non si hanno denari da spendere.
- aumento ulteriore dei prezzi. Alcuni hanno detto che l'aumento dell'iva non si riverserà sui prezzi. Chi ha letto o studiato economia sa che l'iva, che colpisce il consumatore finale, lo colpirà della stessa misura o in misura diversa rispetto all'aumento dell'iva, a seconda dell'elasticità della domanda. In altri termini se un bene lo devo comprare quasi necessariamente, ovvero la mia domanda è rigida e cioè lo compro qualsiasi sia l'aumento del prezzo, il venditore può aumentare tranquillamente il prezzo in misura pari all'aumento delliva, tanto io compro lo stesso.Ma c'è di più: altri hanno detto che l'1% è una cifra irrisoria.
Il problema è che non sarà così. Infatti pensate ad esempio al barbiere o per le donne all'estetista.: se fino a ieri il trattamento che chiedevate costava 12 € significava che 10 € era il prezzo e 2% l'iva. DA qualche giorno quel prezzo di 10 € vedrà un iva pari a € 2,1 e quindi vi chiederanno per lo stesso servizio 12,1 €. Allora io sono pronto a scommettere che il vostro barbiere/estetista da domani vi chiederà almeno € 12,5 se non € 13. In altre parole quest'aumento dell'iva provocherà in vari casi un giochino fubesco di alcuni/molti ed un aumento dell'inflazione.
Si poteva fare altrimenti ? Non ci sono certo maghi e non voglio apparire un apprendista stregone però credo che alcuni segnali  ed esempi si potevano dare.
Intanto siamo un Paese in cui solo il 3% degli italiano dichara un reddito superiore ai 150.000 € e però a girare per le strade o per i mari si direbbe che vi sono più risorse di quelle che appaiono dalle carte e dalle statistiche. Allora la lotta all'evasione va fatta e non solo a parole. Si pensi che la Lega aveva ritirato fuori addirittura l'idea di Visco che tanto venne criticato, ovvero quella del numero (ricorderete il 117) da chiamare per denunciare gli evasori da noi conosciuti. Si è poi passati all'idea delle dichiarazioni dei redditi on line. Di tutto ciò niente è rimasto in manovra, ma non è questo che serve per eliminare l'evasione, ma altro oltre al cambio culturale.
L'altro versante, su cui agire: la spesa. Non occorrerebbe tagliare le Province ma impiegarle bene. Chi fa impresa lo sa bene, non è un problema spendere se quei soldi producono. In altri termini se pago 100 un dipendente è perchè mi aspetto un ritorno superiore, cioè penso che la spesa sia produttiva; se poi ho più dipendenti è più stabilimenti o settore non ne lascio alcuni dove non servono, ma li sposto nei settori o nei stabilimenti in cui mi occorrono. E poi ci sono segnali da dare. Nel Corriere della Sera del 25 agosto scorso a pagina 25 è uscito un bellissimo articolo di Milena Gabanelli e Bernardo Iovine sullo scandalo dei "fuori ruolo". In pratica vi sono persone che sono nei ruoli di un'amministrazione, ma lavorano per un'altra. Ebbene voi penserete che ricevano lo stipendio solo dall'amministrazione per cui lavorano. Ed invece no, perchè li paga anche l'Amministrazione per cui non lavorano, insomma doppio stipendio ma un solo lavoro. E non si parla di cifrette. Tra questi casi  vi sono ad esempio anche Catricalà che messo fuori ruolo dal Consiglio di Stato e che dopo vari incarichi, oggi è Presidente dell'antitrust e lo pagano per entrambi i ruoli (bell'esempio di trust stipendiale). Le cifre sono 9.000 % al mese in quanto ex membro del Consiglio di Stato e € 528.492,67 annui dall'antitrust.Ma i nomi sono molti: Salvatore Sechi (Presidente del Consiglio di Stato e Ministro insieme); Donato Marra (alla Presidenza delle Repubblica e consigliere di Stato insieme. Insomma, si poteva almeno operare una modifica normativa che impedisse di vedere risorse donate a chi non svolge una funzione, perchè messo fuori ruolo in quanto incaricato di altra funzione per la quale viene pagato e lautamente.
Insomma, l'equità, la solidarietà ed il senso di socialità non è uso e costume in questo Paese.

mercoledì 6 luglio 2011

respect


Ho scelto il titolo del post ricordando quello della famosa canzone cantata da Aretha Franklin, ma potevo citare un'altra canzone, questa volta cantata da Zucchero "non c'è più rispetto"che forse risultava più aderente alla questione trattata.
Oggi è stato firmato dal Presidente della Repubblica il testo del decreto che in questi giorni è stato menzionato e quindi conosciuto come "manovra" correttiva, che va ad operare sui conti pubblici, al fine di scongiurare il mancato rispetto dei vincoli ed impegni presi dall'Italia in campo europeo.
Ascoltavo sino pochi minuti fa, la conferenza stampa, in cui i vari Ministri illustravano le misure intraprese. Ne parleremo magari in un prossimo post solo dopo aver letto il testo che stasera sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Per il momento ad ascoltare le conferenza stampa, l'impressione era sempre più quella di avere davanti "il mago di Oz"e per chi ha letto la favola sa di cosa parlo: forse c'è qualcosa di buono nella manovra, ma in gran parte mi è parso di vedere un Governo ed un Presidente del Consiglio, pari pari al mago di Oz, che fino a ieri molti pensavano potesse far molto, ma poi arrivati al Palazzo e nel vederlo hanno compreso che mago non è e poco sa fare in campo di miracoli e magie.
La manovra è in gran parte sacrificio sempre per i pochi, che già poco hanno, ma ne riparleremo appunto a tempo debito.
Però una magia il mago di Oz l'ha fatta: nel testo è comparsa una disposizione che modificava una norma in tema di condanna al risarcimento sopra i 20 milioni di euro.
Alla fine della Conferenza, la prima domanda l'ha posta una giornalista di Sky24 e riguardava proprio questa questione. In pratica ha chiesto cosa fosse accaduto, in quanto a molti è apparso che tale norma poco c'entrasse (c'azzeccasse direbbbe Di Pietro) con la manovra. Naturalmente, Letta se n'era già andato, mentre Tremonti ha risposto dicendo di non volere di fatto rispondere, perchè voleva parlare di ciò che nel testo del decreto era rimasto; a quel punto è intervenuto Romani (Ministro allo Sviluppo Economico), che ha ripreso pari pari quello che ha detto Berlusconi, ovvero che la norma voleva evitare i problemi che avrebbero subito le imprese costrette a risarcire i danni in caso di sentenza ancora non definitiva perchè non giunte al terzo grado di giudizio.
Andiamo con ordine: Ieri si è scoperto che nel testo della "manovra", sottoposto alla firma del Presidente della Repubblica, vi era una disposizione, contenuta nell'articolo 37 , che prevedeva la sospensione delle condanne sopra ai 20 milioni di euro (e si sa sono milioni le imprese condannate a risarcire sopra 20 milioni di euro !!!). Una fra le tante imprese è Mediaset (ma guarda un pò) chiamata a risarcire la Cir di De Benedetti vista la sentenza che l'ha condannata a pagare 750 milioni per il Caso Mondadori (per chi non conoscesse la vicenda ricerchi in rete).
Nella norma della manovra si legge infatti che: ''Al codice di procedura civile sono apportate le seguenti modificazioni: a) all'articolo 283, dopo il primo comma èinserito il seguente: 'la sospensione prevista dal comma che precede e' in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a dieci milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione'''. E, ancora: ''b) all'articolo 373, al primo comma, dopo il secondo periodo e' inserito il seguente: 'la sospensione prevista dal presente comma e' in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a venti milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione'''.
Insomma si è alzato un coro di disappunto a cui hanno partecipato anche partiti di maggioranza e di Governo come la Lega e fatto sta che ieri sera la conferenza stampa non c'è stata (Tremonti oggi ha detto per problemi di traffico aereo e di maltempo che l'hanno costretto ad atterrare a Pisa ... ma oggi alla domanda sulla vicenda non ha di fatto voluto rispondere). Sempre ieri sera poi, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha annunciato il ritiro della disposizione benchè la ritenesse giusta perchè finalizzata ad evitare che gli imprenditori condannati da sentenze ingiuste dovessero pagare somme a titolo di risarcimento.
Ora, ammesso che le sentenze non le può giudicarle un governo se siano giuste o sbagliate, mi dite cosa dovrebbe dire la controparte che ha subito il danno e che a seguito di sentenza si vede riconosciuto il diritto ad essere risarcito ... non ha forse diritto ad ottenerlo in uno stato di diritto, e non di vedere sospeso questo diritto. In uno stato che, di diritto dovrebbe essere, un Governo sa che la parte soccombente ha la possibilità di ricorrere in secondo e terzo grado se ritiene la sentenza ingiusta, ma ha il dovere di rispettare la sentenza che lo vede soccombente e quindi di pagare. Quindi Mediaset e Berlusconi paghino il dovuto e non cerchino scorciatoie infilate in decreti che si occupino di altro.
Insomma la questione è la clamorosa mancanza di rispetto che il Presidente del Consiglio mostra verso noi italiani e di questo dovrebbero indignarsi prima di tutti coloro che si proclamano di destra. Una presa in giro, un tentativo clamoroso di farsi i fatti propri, nella convinzione che egli ha, che tutto si misuri con il denaro, e non esista la necessità di prestare rispetto agli altri. Uno Stato, specie come il nostro che quest'anno festeggia il 150° dell'unità, si dovrebbe fondare sul rispetto reciproco e la coesione sociale, che hanno quale premessa la convinzione che non si è soli, ma si è "assieme agli altri" e non si può pensare di sistemare a proprio favore ciò che ci riguarda anche a "danno" degli altri.
La "barzelletta" raccontata secondo cui la norma voleva tutelare tutti le imprese vittime di sentenze ingiuste, se la poteva risparmiare, fa meno ridere di tutte le barzellette che Berlusconi, da sempre, racconta. Meglio sarebbe stato se si fosse fatto da parte in silenzio ed avesse sputato il topo in bocca che gli avevano scoperto. Pare di vedere proprio il gatto di pinocchio ... e la volpe? Bossi. Proprio così, perchè se da un lato c'è la vicenda della norma salva Mediaset, dall'altra c'è la questione quote latte.
Bossi pare abbia fatto arrivare alle orecchie del Cavaliere la sua contrarietà al provvedimento subito ribattezzato come una nuova legge `ad personam´.
Però non dice che, come nel predente decreto sulla stabilità, anche nella manovra pare ci sia una norma "a tutela" di quegli allevatori, che pur avendo superato le quote latte e, quindi passibili, di multe, verranno invece "salvati" da tale norma.
Anche in questo caso, dov'è il rispetto per chi non ha violato le norme? In un Paese civile prima delle norme dovrebbe esserci la lealtà a frenare comportamenti irrispettosi degli altri non li adottano a rispetto delle norme. Non si tratta qui di discutere sulla validità del sistema delle quote latte, perchè se una norma a livello europeo le prevede va rispettata. Altrimenti il paradosso è che, quando vuole il Governo ricorda il doveroso rispetto dei parametri europei, ma in altri casi "salva" coloro che non hanno rispettato proprio di altri tipi di parametri europei.
Le cifre che girano parlano di 1.870 milioni di euro per le campagne 1988/89 – 1992/93, posti a carico dell’erario. Per le campagne 1995/96 - 2008/09 l’importo pagato alla UE ammonta a 2.537 milioni di euro, di cui 2.268 sono stati imputati ai produttori. Insomma soldi pagati da tutti noi, ma che ancora non sono stati recuperati in capo a chi ha commesso l'infrazione perchè, di questi importi ne sono stati riscossi 230 e rateizzati, con la legge 119/2003, altri 346 sono in corso di versamento.
Vedremo se nella manovra è rimasta la norma che esclude il recupero coatto che Equitalia aveva iniziato ad intraprendere per riscuotere quanto dovuto da chi aveva violato le norme sulle quote latte. Se la norma non sarà stata ritirata e sarà varata, significherà che anche la Lega se ne frega della coesione sociale, del rispetto dei concittadini e che le regole sono superflue, perchè se non sono condivise si possono anche violare, ed avendo fortuna ci sarà, poi, chi farà evitare alla Lobby dei furbetti di pagare le sanzioni dovute. Saremo sempre più un Paese fondato sul denaro e sul fatto che tutto si compra, ed il rispetto degli altri lo potranno comprare anche i poveri, perchè sarà ormai una merce di scarsissimo valore.
Occorrerebbe far sentire a chi la pensa così, che c'è chi ancora crede che almeno il rispetto per gli altri è una merce tanto costosa da non aver prezzo e che neppure i ricchissimi, e quindi il Presidente del Consiglio, possono permettersi di acquistarla. Non ci prenda in giro, il rispetto ce lo deve e se vuol curare i suoi interessi, torni a fare l'imprenditore.