lunedì 31 gennaio 2011

La vita segreta delle api


Proprio qualche giorno fa, un amico, lettore del blog, mi chiedeva spiegazioni sul nome che gli avevo dato: "Specchio di Galadriel".
Ricordando che lo "Specchio di Galadriel" è, diciamo, un oggetto presente nel romanzo "Il signore degli anelli", potreste pensare che io sia uno dei tanti fissati, adoratori, etc. etc., di tale racconto. Conosco il libro, prima ancora che ne uscisse la trasposizione cinematografica (il libro è sempre il libro) e seppure mi piaccia, ho deciso di chiedergli in prestito "lo specchio", non per un maniacale e sconsiderato amore verso il romanzo, ma a ragione della frase con cui Galadriel (una delle regine degli Elfi) lo presenta a Frodo. La frase, è quella che trovate sotto il titolo del blog: "Molte cose domando allo Specchio di rivelare ... lo Specchio può anche spontaneamente mostrare delle immagini ... più strane e utili di quelle che ... desideriamo vedere ... nemmeno il più saggio può sapere". Domanda quindi Frofo "Mi consigli tu di guardare?" risponde Galadriel "No, io non ti consiglio né l’una né l’altra cosa. Vedere è al tempo stesso un bene e un pericolo".
Per maggiori approfondimenti, rimando al post con cui diedi il battesimo al blog e, magari, mi riservo un altro post per dare più spiegazioni sul titolo e l'essenza del blog, anche se credo che dovrebbe essere chiari gli intenti di ogni post ch'esso contiene.
Spero, poi, che si renda evidente, anche, l'idea generatrice e la finalità del presente post che muove da due immagini che lo specchio mi ha mostrato: un libro letto ed una frase attribuita ad Einstein.
Insomma voglio fornirvi solo un punto di osservazione ... che dire spetta poi a voi voler "vedere"concetto cui è poi arrivato anche Cameron Diaz in Avatar). Io, nè vi consiglio ciò, nè faccio il contrario, sapendo che "vedere" è, al tempo stesso, un bene e un pericolo.
Cerchiamo allora oggi di "vedere" cos'è l'uomo rispetto al mondo, all'ambiente in cui vive.
Nel periodo delle festività natalizie, mi è capitato di leggere un libro intitolato "La vita segreta delle Api" scritto da un'autrice Statunitense ed ambientato nel South Carolina, nel periodo in cui si avvia il processo di integrazione razziale, epoca di forte discriminazione nei confronti dei "negri". Un gradevole racconto che tratta di una questione personale (una figlia, l'assenza di una madre morta tragicamente), ambientata in un contesto storico geografico di notevole interesse, che tratta e tiene sullo sfondo anche la vita delle api.
Qualche tempo dopo, mi è, poi, capitato di leggere un articolo sulla moria delle api e mi sono ricordato di una frase famosa che è stata attribuita ad Einstein: "Se un giorno le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita".
Un fenomeno quello della moria delle api, che alcuni ritengono, abbia raggiunto proporzioni catastrofiche negli Stati Uniti, dove l'entità della moria - con punte del 60-70% - ha allarmato gli apicoltori e gli agricoltori.
Quanto ad Einstein o presunto tale, invece, la frase che parrebbe esagerata, assurda: l'uomo destinato ad estinguersi, se dovessero morire tutte le api !?!?!.
Eppure questa ipotesi che pare incredibile, nasconde una verità, se si pensa che circa il 60-70% del cibo che mangiamo, proviene da piante impollinate dalle api. Quindi, senza di esse, certamente, se non l'estinzione si rischia una drastica riduzione del menù e, comunque, la frase attribuita ad Einstein, può considerarsi fondata, se si pensa che oltre alle piante impollinate che originano circa 2/3 dei nostri alimenti, ve ne sono altre, anch'esse impollinate, fonte di alimento per gli animali di cui ci cibiamo e comunque necessarie per la conservazione della vita nel pianeta.
In ogni caso, assolutamente o parzialmente fondata che sia, quella frase nasconde una sicura rivelazione, per noi uomini che viviamo in quest'epoca: il nostro triste egocentrismo, il nostro stile di vita fondato su un concetto "autarchico" della nostra esistenza, ci ha, ormai, convinto a torto di poter governare noi e da soli l'intera nostra esistenza.
Siamo così convinti di non dipendere da nulla, tanto da pensare che la vita è al nostro servizio e sia una cosa dovuta, che non occorre conservare e custodire. Siamo così "chiusi" in noi stessi, da non sentirci parte di un sistema, di cui siamo uno dei frutti e non la causa e l'unico motore.
Un essere così piccolo, da apparire per molti insignificanti e, a volte, pure fastidioso, si rivela per noi determinante.
E' la scoperta di come la nostra esistenza sia fatta di piccole cose, anzi, di come siano proprio queste a darci l'esistenza.
Le api, che molto ci insegnano in tema di socialità, rispetto per gli altri, concezione della comunità che, prioritariamente, viene prima del singolo, senza di cui il singolo nulla sarebbe, ci ricordano anche che la vita non sono le artificiosità che creiamo per scandire le nostre giornate, ma l'esistenza dell'uomo è una galassia costellata da milioni di piccole stelle, tutte uniche ed indispensabile per garantire l'esistenza della galassie, seppur minuscole rispetto alla vastità della galassia stessa.
E forse giunta l'ora, nel terzo millennio, di riscoprire le nostre radici, il nostro ruolo in questo pianeta. E' giunto il momento di ristabilire il corretto equilibrio e rapporto con la nostra casa e la nostra madre e con gli esseri viventi, che sono, come noi, parte di essa, ognuna indispensabile per l'esistenza del tutto, nonostante ai nostri occhi superbi ci appaiano sotto una veste di preconcetta inutilità.

sabato 29 gennaio 2011

La tela bianca e l'oro


Questo post trova idea nell'immagine che lo specchio mi ha mostrato i primi giorni di dicembre. Questa è la premessa per dirvi che ho meditato ed accennato a scriverlo più di un mese fa, dopo aver visto l'immagine, che vi racconterò e che mi aveva suscitato una "riflessione" sulle donne, o meglio sul lato femminile del mondo e, più nello specifico, sull'idea, sull punto di vista che ho di questo mondo ed il ruolo che ha sin qui avuto nella mia vita. Poi, mentre nei giorni successivi sviluppavo il post, maturavano gli eventi di attualità. Così il post si è scritto da solo, prendendo una diversa direzione. Fine della premessa ed inizio del post.
Parliamo di Cambogia. Un Paese bellissimo, ma forse poco conosciuto, anche perchè vittima di una recente storia di violenze ed oppressione. Ma cosa c'entra con le donne, con il lato femminile del mondo? La storia della Cambogia, lega il recente e drammatico passato a quella dei Khmer Rossi, ovvero di un regime che ha causato la morte di 2,2 milioni di persone, paragonabile a molti altri, capaci di svalutare la vita umana fino a considerala di nessuna importanza rispetto al sistema complessivo. Insomma, la Cambogia ha vissuto una tragedia umana che nella sostanza è pari a quella provocata da Hitler, se si rapportano i morti alla popolazione.
La vera tragedia sta anche nel fatto che gli autori delle atrocità sono praticamente tutti liberi, se si eccettuano alcuni leader finiti sotto processo. Peraltro, neppure il leader politico, Pol Pot ha subito giusta condanna, dato che è morto prima di poter essere processato. Per sintesi lascio due link per chi volesse approfondire, uno sul Khmer Rossi e uno su Pol Pot.
Cosa rimane in Cambogia, oggi, dopo quel regime? Un paese ancora instabile con un Governo, che molti non definiscono democratico. Un Paese, che non ha superato i problemi della povertà e dove è difficile anche il ricordo, visto che nel 2005 si stima che circa i 3/4 della popolazione aveva meno di venti anni e che non ha, quindi, vissuto quegli anni tragici. E' un Paese che oggi apre le porte al turismo, ma sfortunatamente è conosciuto per il turismo sessuale.
Insomma un paradiso per Giovambattista Adornato (il qualunquista incazzato), se vi ricordate quello che scrissi: di come egli sia durissimo nella lotta all'immigrazione e di come, fermamente, creda che ognuno deve stare a casa sua e siamo noi a dover aiutare i Paesi più poveri, creando in quei luoghi le basi per lo sviluppo e la ricchezza. Infatti, da uomo coerente, egli preferisce visitare quei Paesi e incontrare lì quelle genti, che in Italia respinge con forza, elargendo ricchezza a quelle persone (solo donne non importa se minorenni) che lo "trattano bene" ... per lui è come andare in beauty farm. Purtroppo, non c'è solo lui, se e vero che basta fare una piccola ricerca sui quotidiani per trovare un candido turista che dichiara “Che c’è di male? non faccio altro che adattarmi all’ambiente in cui mi trovo. I primi ad andare a letto con le ragazzine sono proprio i cambogiani. Provo qualcosa di nuovo per me e di normale per loro. Non sono un mostro, sono l’occidentale buono, che porta soldi”. Anche in questo campo ci sono Italiani che si distinguono vedi il milanese, elettricista trentenne, condannato a dieci anni di carcere, trovato nudo insieme a quattro bambini dai 10 ai 14 anni.
Ecco l'immagine mostrata dallo specchio: la Cambogia e spunto di riflessione ed una frase usata da una parte degli uomini di quel Paese: "L'uomo è oro e la donna una bianca tela". La frase sta a significare l'idea che l'uomo può finire nel fango, ma come l'oro basta un attimo per pulirlo e farlo tornare a luccicare, la donna, la tela bianca, se finisce nel fango non tornerà mai candida come prima.
Da qui nasceva l'idea di parlare del modo in cui vedo e sento la parte femminile del mondo, appuntamento rimandato ad altro post, perchè vista l'attualità, quella frase mi portava a pensare a Berlusconi. Ho sentito l'eco delle parole che aveva pronunciato quando proprio a dicembre si iniziava a parlare per la prima volta del caso Ruby, mentre sosteneva la tesi del complotto tramato contro di lui, utilizzando le escort, pagate per dire bugie, per raccontare di essere prostitute ed essere andate a festini da lui organizzati. In sintesi, questa era la frase del Premier: “Mi domando perchè lo facciano. Sono infondate e incredibili. Una ragazza che si dichiara prostituta di fronte al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, per trovare un marito. Allora mi domando chi le ha pagate”. Come vedete una perfetta traslazione del concetto l'oro e la tela bianca: sono le donne che si sporcano e non tornano più candide, certi uomini che le frequentano, invece, possono tornare sempre a luccicare come l'oro ripulito dal fango.
La Cambogia sembra così lontana ed è invece, così vicina ad una certa "cultura" maschile del nostro Paese, in cui vive Giovambattista Adornato, del resto, uno dei tanti qualunquisti incazzati.
Quanto al caso Ruby ed escort varie, qualcosa in più si è venuto a sapere, dopo gli eventi recenti. Lasciando stare la vicenda giudiziaria, si è venuti a sapere che il complotto non lo tramavano alcune escort, ma di certo, vi erano "amici" del premier che organizzavano "cene" e "dopo cena", con proiezione di film, canti e balli ... insomma organizzatori di un pacchetto da far invidia al migliore tour operator (e sì che di giri ad Arcore sembra che ce siano stati). Il punto è che dopo aver asserito quanto sopra riportato, oggi Berlusconi se la prende con chi ha invaso la sua privacy (i magistrati di Milano), mentre i suoi avvocati (che sono anche deputati eletti grazie a Berlusconi, che li ha "nominati" nelle proprie liste elettorali) redigono memorie per affermare la sua verità. Così sentono Ruby (che viene intervistata anche da Signorini e trasmessa sulle reti Mediaset) che dice tre cose:
- non ho fatto sesso con Berlusconi: può starci, non nel senso metaforico del termine, ma nel senso che così è, se si vuol credere che i soldi che gli sono stati dati, erano "gesti di carità"; tant'è che per ringraziare, con il suo cellulare, Ruby è stata in contatto per più di 60 volte con Arcore e il tesoriere di Berlusconi;
- sono io che ho detto di essere maggiorenne: diciamo anche qui può starci, non sempre è facile distinguere tra una diciasettenne ed una diciottenne e Berlusconi non ha più poteri in questo di un uomo comune. Certo la Minetti ed il tour operator, organizzatore delle serate, poteva dirglielo, o forse non lo sapevano neppure loro. Del resto entrare ad Arcore è così facile, che mica ti chiedono chi sei ? quasi quasi vado anch'io per ottenere un gesto di carità, invece che comprare win for life per una vita senza risultato.
- sono io che gli ho detto di essere la nipote di Moubarak: e qui comincio a preoccuparmi. Pazienza che nell'abitazione del premier possa entrare chiunque se ben accompagnato, ma avere un premier così ingenuo che crede a quello che gli racconta una ragazza, tanto da telefonare alla Questura di Milano e dire "attenti trattatela bene è la nipote di Moubarak". Insomma sapere che il nostro Presidente del Consiglio è così credulone, ingenuo, mi preoccupa dato che deve governare il Paese in cui viviamo ... chissà a quante altre cazz.... che gli hanno raccontato ha creduto e su di esse si basa per Governare!.
Verrebbe da chiederVi se avete pensato perchè si è tanto affannato per non far restare in Questura Ruby, fino al punto di telefonare di corsa, sapendo con certezza che la cosa si sarebbe risaputa e accettando di correre il rischio. Verrebbe da chiederVi se avete pensato perchè oggi difende tanto la Minetti, anche dai delegati regionali del suo partito, che ne hanno messo in discussione la figura, contestando il fatto che è stata eletta (nominata) in Lombardia al posto di altri ritenuti politicamente più meritevoli d'esser candidati 8evidentemente la Minetti dovrà aver altri meriti vista la poca o nulla gavetta ed esperienza politica.
Non mi rivolgo a chi sostiene il centro sinistra, ma a chi vota centro destra: voi credete a ciò che vi ha raccontato Berlusconi sulla vicenda ? la telefonata in questura era per gesto caritatevole e così pure le donazioni di denaro ? avete creduto anche all'esistenza della fidanzata di Berlusconi ? non credete alla ex moglie di Berlusconi che aveva chiesto ai suoi amici di aiutare il marito da lei definito malato, irritata, anche, dai corsi cui partecipavano aspiranti candidate alle elezioni per il PDL e dai compleanni per il diciottesimo anno cui partecipava suo marito? credete che Berlusconi sia così ingenuo, credulone, da bersi il racconto di Ruby e del suo legame di parentela con Moubarak ? e se ci credete non vi spaventa che così ingenuo ci governi, tanto da poter finire preda di chiunque gli racconti balle per poi ricattarlo anche a danno del Paese ?
Insomma, non pensate possa esserci un centro destra (io penso migliore) senza Berlusconi ?
Io penso che come egli si creda oro e veda le donne come tela bianca, ma pensi, anche, che pure voi ed io siamo tela bianca, a cui possa essere gettato fango quando si vuole.
Basta vedere gli ultimi episodi:
- Ci sono problemi internazionali, come il caso Battisti e la questione diplomatica con il Brasile, oppure le proteste in Paesi Arabi, filo occidentali, come Tunisia ed Egitto, ma il Ministro degli esteri va in Parlamento per riferire della lettera di "risposta" pervenuta dallo stato di Santa Lucia sulla questione della Casa di Montecarlo e se sia o meno di Tulliani, cognato di Fini( senza dirci chi è che aveva posto qualche domanda allo stato di Santa Lucia?). Insomma, un Ministro della Repubblica che vede come prioritario questo tema, non è una grande cosa. Ma chissà chi è che ha chiesto risposta a Santa Lucia ed ha chiesto di riferire con urgenza in Parlamento sulla questione ? che ne pensate ?
- l'altra sera il Direttore generale della Rai, Masi, telefona durante la trasmissione "Annozero" e parla con un suo dipendente, Santoro, dicendo che da quello che ha sentito nell'anteprima della trasmissione (preveggente) pensa che la trasmissione abbia contenuti che ledono diritti costituzionali ... e giù di lì, farfugliando varie cose (un direttore che farfuglia davanti al suo dipendente !!!), ma alla domanda di Santoro, che gli dice prenda la sua responsabilità e se ritiene dica che la trasmissione non deve andare in onda, risponde che la trasmissione può andare in onda, ma ... e giù a farfugliare. Insomma, vien proprio una gran voglia di pagare il canone.
Quanto ad altri fatti e situazioni se ne potrebbero citare tanti (telemessaggi settimanali del premier che invadono telegiornali, telefonate in diretta come quella a Gad Lerner o a Ballarò, le cene di svago in cui chissà quali temi di cultura e interesse filosofico o di carattere socio-politico, avranno trattato Berlusconi con Fede e Lele Mora, ecc.); ma chiudo perchè molti di Voi mi hanno chiesto di essere più sintetico.
Quindi, lascio a Voi riflettere. Per ora riporto solo una frase che da sempre m'incoraggia: "l'ora più buia è quella che precede l'alba" ... allora speriamo si faccia giorno presto.

martedì 4 gennaio 2011

Guerra e pace


Avevo voglia di parlar d'altro e di lasciare le questioni politiche in un angolo. In effetti, però, a ben vedere, il post alla fine tratta di economia e politica industriale. Certo tratta anche temi, cosiddetti sociali, cosa inevitabile, dato che la politica industriale e l'economia analizzano questioni che incidono sulla vita delle persone, oggi più che mai.
Questa mattina, ho assistito ad un dibattito in televisione sull'accordo in Fiat e connessa questione di relazioni sindacali. In un precedete post ne avevo già, in parte, trattato (vedi terza domanda del post).
Svelato il tema trattato, vi invito a non smettere di leggere, magari perchè poco interessati ad un aspetto, che, solo all'apparenza, vi riguarda poco o vi interessa ancor meno. Scoprirete, leggendo come la questione sia a voi più vicina di quel che crediate.
Breve sunto. Dopo l'accordo a Pomigliano, con tanto di referendum su cui non torniamo a parlare, in questi giorni è stato raggiunto un accordo per lo stabilimento di Mirafiori, siglato da Fiat e da Fim, Uilm, Ugl e Fismic. La Fiom non l'ha sottoscritto e il prossimo 10 gennaio, l’intesa sarà sottoposta al giudizio dei lavoratori attraverso un referendum. Sappiamo come è andato il referendume a Pomigliano e nel post che avevo scritto, già prevedevo come sarebbe andata prima che il referendum si svolgesse. Non occorre essere chiaroveggenti, perchè quando si tratta di lavoro, visto l'attuale tasso di disoccupazione in Italia, i lavoratori, specie quelli con qualche anno sulle spalle, non hanno molti dubbi se accettare anche condizioni di lavoro peggiori, pur di avere uno stipendio. Direi che c'è poco da gioire e non capisco perchè invece, in giro, ci siano molti che esultano di fronte a certi accordi (vedi Berlusconi) od appaiono rassegnati di fronte alla minaccia di trasferire all'estero la produzione (per essere bipartisan come oggi è considerato bello ritenersi, vedi Fassino).
Quanto al contenuto dell'accordo, vi rimando ad una ricerca in rete.
Quello che qui interessa è l'analisi fatta dai sostenitori dell'accordo, che diverge da quella dei non firmatari.
Berlusconi parla di "intesa innovativa e di un investimento importante per il Paese".
Marchionne già vede al giorno dopo e dice "Adesso faremo partire gli investimenti previsti nel minor tempo possibile. Ora, bisogna lavorare per realizzare il contratto collettivo specifico per la joint venture che consentirà il passaggio dei lavoratori alla nuova società Fiat-Chrysler"
Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic (firmataria): "l’accordo ha una portata storica perchè dimostra la capacità di mantenere un’industria manifatturiera in grado di attrarre investimenti esteri". "Viene modernizzato il sistema di relazioni industriale, creando il presupposto del contratto specifico dell’auto".
Maurizio Landini, Fiom (non firmataria): "accordo vergognoso. Per la prima volta, si cancella di fatto l’esistenza del contratto nazionale e si ledono i diritti dei lavoratori, impedendo ad un’organizzazione, tra l’altro la più rappresentativa del comparto e non solo della Fiat, di avere uomini e rappresentanze".
Assistendo alla discussione in TV, ho sentito Giuliano Cazzola (ex dirigente CGIL, poi nel 2008 eletto deputato nelle liste del PDL - un bel salto ideologico - oggi vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera e consigliere politico del ministro Brunetta) parlare di Guerra "commerciale" e di diritto della Fiat alla difesa, giustificando così l'accordo. Come dire, quando si è in guerra, occorre difendersi con ogni mezzo e, si sa, le truppe contano meno (non voglio dire poco) rispetto all'obiettivo finale: la vittoria. Svelato quindi anche il perchè del titolo del post.
Insomma, da un lato scopriamo che l'accordo è stato posto quale contropartita per l'investimento; in altri termini, Fiat ha detto chiaramente: se passa l'accordo investo in Italia, se non passa investo in un Paese dove quello che è previsto nell'accordo me lo fanno fare.
Ragionamento che non fa una piega, visto che ormai da qualche anno assistiamo all'emigrazione, non dei lavoratori (come all'inizio secolo scorso), ma degli imprenditori, molti dei quali vanno ormai in quello che è un pese dell'Unione Europea, la Romania, viste le "migliori condizioni di lavoro" (viste nel senso dalla loro ottica, cioè costo del lavoro più basso, meno vincoli Burocratici e impedimenti sindacali).
La domanda da porsi è: come mai si è permesso a Paesi che non hanno stesso livello di vita e quindi diversa base salariale, ma soprattutto diversa sensibilità quanto a sicurezza e tutela dei lavoratori di entrare in un consesso, quale quello Europeo, che avrebbe dovuto uniformare gli standards di diversi Paesi, creando un'unione non solo di diritto, ma anche di fatto ?
Inutile poi guardare e prendersela con la Cina, se non si risponde a tali domande.
Insomma la logica imprenditoriale è quella che se devo produrre in un Paese, in cui ho più vincoli in tema di sicurezza del lavoro, burocrazia e il lavoro costa più, ovvero guadagno meno, perchè non andare in Paesi in cui non ci sono quei vincoli o sono minori, come minore è il costo del lavoro, ovvero meno vincoli, meno costo, più utile. Alla fine, stesso ragionamento (per essere una seconda volta bipartisan) che fanno i lavoratori chiamati al refendum: un cattivo accordo è sempre meglio di nessun accordo, che vuol dire niente lavoro, niente stipendio, niente mangiare, tanta fame.
Dall'altro lato dell'analisi firma sì, firma no all'accordo, scopriamo che chi non firma pone una diversa questione: Fiat con l'accordo, crea un contratto specifico, svincolato dal contratto nazionale, quindi ogni azienda potrebbe fare altrettanto e non richiamarsi a regole generali valide per tutto il Paese. In più chi non firma l'accordo non può essere a livello sindacale rappresentativo in quella realtà aziendale, ovvero i lavoratori saranno rappresentati solo da chi firma gli accordi.
Qui il dubbio espresso in due domande:
1) perchè Fiat vuole un contratto specifico, svincolato da quello nazionale, in cui è previsto che non sarà rappresentativo il sindacato che non firma; in altri termini un accordo, secondo cui chi non firma non potrà più contrattare e quindi non esisterà in quell'azienda, a prescindere che un certo numero di lavoratori si riconosca rappresentata dal sindacato escluso e vi aderisca;
2) perchè anche il sindacato che non è d'accordo su di una certa proposta di intesa avanzata dal datore di lavoro si prenderebbe la briga di non firmarla, con la conseguenza di essere tagliato fuori da successivi incontri e non poter più contrattare in quell'azienda ?
Insomma, appare evidente che se le ragioni della competitività di un'azienda, dello sviluppo economico, degli investimenti, della difesa di posti di lavoro sono condivisibili, non appaiono altrettanto i modi con cui le si vogliono sostenere.
Negli ultimi anni è latente una certa disaffezione per i sindacati, troppe volte visti come mezzi di tutela dei fannulloni, pretestuosi nelle richieste.
Di certo è colpa anche di alcune scelte di politica sindacale. Però, va sempre tenuto a mente che una qualsiasi cosa che si possiede, a volte, viene svalutata e appare superflua, per apparire necessaria e ottenibile solo a caro prezzo, una volta che non la si ha più. Questo vale anche per la libertà, che viene sprecata e snobbata, per poi essere rimpianta quando la si è persa e si cerca di riottenerla a qualsiasi costo. Mai dimenticare le conquiste ottenute dai lavoratori, basti pensare alle condizioni di lavoro in Italia, neppure un secolo fa, cioè molti anni dopo dell'unità d'Italia, di cui in quest'anno si festeggia il 150° anniversario.
Può apparire eccessivo ricordare il periodo fascista, ma in quegli anni il regime, con l’instaurazione dell’ordinamento corporativo, di fatto la fine del sindacato, realizzò una politica di ordine pubblico, in quanto l’ideologia corporativa negava l’inevitabilità del conflitto di interessi tra datori e prestatori di lavoro, eliminando tale conflitto per legge, in quanto era supremo un affermato interesse comune: l’interesse pubblico dell’economia. Per ogni categoria professionale era ammesso il riconoscimento giuridico di una sola associazione sindacale sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori. Il sindacato dei datori di lavoro e quello contrapposto dei prestatori di lavoro costituivano, poi, la “corporazione”. I sindacati corporativi, avevano personalità giuridica di diritto pubblico, rappresentanza legale della categoria professionale. Lo Stato, per garantire il fine pubblico affidato ai sindacati si riservava il potere di revocare i dirigenti sindacali ed esercitava poteri di vigilanza. Caduto il regime fascista, vennero soppresse le corporazioni e i sindacati corporativi. Vennero costituiti i nuovi sindacati e si ebbe la ripresa della contrattazione collettiva. Intanto, vi consegno due link per chi volesse approfondire. Sono delle dispensine di storia trovate in rete che oltre al solito wilkipedia possono per chi ha voglia e tempo essere uno stimolo a leggere altro e verificare l'esattezza o meno di ciò ce vi è riportato.
Fare quest'analisi potrebbe essere utile per rispondere alla domanda che pongo e mi pongo: è così importante il diritto sindacale ? Fornito il link sulla definizione di diritto sindacale data da Wilkipedia, ne riporto solo la definizione: "Il diritto sindacale focalizza la sua attenzione sulla figura del lavoratore dal punto di vista collettivo: oggetto dello studio della disciplina pertanto sono tre argomenti principali: le organizzazioni sindacali, lo sciopero e il contratto collettivo di lavoro".
Pensate ora, a cosa sta avvenendo in questi anni e la politica condotta dal Governo riguardo le organizzazioni sindacali, la critica al contratto collettivo di lavoro operata nella questione Fiat e poi decidete voi se esiste qualche problema o tutto va bene.
Ogni volta che si pensa al passato e a tristi vicende si dice che oggi le condizioni sono diverse. Il problema e che l'idee di fondo di alcuni sono sempre le stesse ed è questo che mi preoccupa, perchè si può scivolare di giorno in giorno, impercettibilmente, ritrovandosi dove si non si pensava di poter arrivare.
Del resto (riporto link al Sole 24 ore), solo nel 2008 vi è stata un'intesa per regolamentare la rappresentanza sindacale, firmatarie le confederazioni sindacali. Ma oggi, per molto, non va bene neppure questo, se è vero che Fiat sostiene che gli investitori esteri sono scoraggiati ad investire in Italia, causa la pluralità di interlocutori dovuta alla frammentazione sindacale (ergo meglio un solo interlocutore, magari, vien da pensare, non conflittuale e dello stesso parere dell'altra parte, ... un analisi che appare ricalcare scelte del passato).
Lasciamo stare la questione sindacale e torniamo alla politica economica ed industriale. Chi sostiene l'accordo, afferma che esso sia utile, anzi necessario, per vincere la concorrenza economica mondiale nel settore auto (ecco perchè un contratto specifico). Ho già detto prima dell'Emigrazione di imprenditori verso certi Paesi, ma la questione da analizzare è: la concorrenza la si vince solo regolamentando il lavoro, riducendo il costo del lavoro ?
Insomma, la questione della competitività, è solo regolamentazione del lavoro e minor conflittualità ? certe scelte non sono anche figlie di questioni di finanza.
Chi sostiene le scelte di Fiat, pare suggerirci solo questo e lo scorporo e la divisione di Fiat dell'attività auto da quelle industriali è indicata come la soluzione decisiva, almeno per quanto affermato da Marchionne : "oggi è un punto di arrivo e di partenza ... di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato non potevamo più continuare a tenere insieme settori che non presentano alcuna caratteristica economica e industriale in comune". In pratica lo scorporo ha riguardato il settore auto, scorporato da quello Iveco, Cnh e Fpt (trattori, autocarri, ecc.).
Viene però il dubbio che siffatta operazione dopo 120 anni di storia Fiat (senza scorporo) sia utilie anche per fare scelte più rapide in termini di dismissioni e riassetti produttivi, oltre che interessante per questioni non industriali ma di finanza, considerato che lo stesso giorno dello scorporo il titolo Fiat industrial è salito del 3,05% e Fiat spa del 4,91% e che la somma delle quotazioni dei due titoli era superiore a quella della quotazione unitaria pre scorporo.
Si sa i capitali si muovono in fretta e se ne infischiano di lavoratori, produzione e mercato dei beni reali, se si pensa che chi ieri ha investito, incrementando le quotazioni non ha neppure considerato che secondo i dati delle immatricolazioni, in dicembre queste sono scese del 21,71% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e la sola quota di mercato del gruppo Fiat è scesa del 2% in un anno (arrivando ad essere il 29,67%) .
Dove sono le questioni industriali, la progettazione, le nuove idee, i progetti ? Dov'è la ricerca su nuovi mezzi di trasporto e carburanti alternativi ? Ammetto di non essere esperto, ma in un momento in cui il prezzo di benzina e gasolio sale e va alle stelle, senza motivo apparente e connessione al prezzo del petrolio, perchè non si parla di tecnologie innovative ed alternative e non si evidenzia che i promessi investimenti servono a realizzarle.
In questi anni si è parlato di macchine elettriche, ad idrogeno, fornisco link, persino di oli utilizzabili al posto della benzina. Non è fantascienza (vedi un link su il messaggero.it ed uno sul tema delle politiche comunitarie in tema). Servirebbe una risposta per capire se chi lavora e dirige aziende nel settore auto vede il futuro con gli occhi del miope.
Se si accontenta di recuperare margini di utile e raccogliere capitali per fare quello che fa da sempre o se cerca soluzioni che rappresentino veramente una svolta, non solo per chi lavora in quelle aziende, ma anche per i consumatori. Pare difficile vincere la concorrenza mondiale e di certi Paesi emergenti, producendo le stesse auto di sempre, salvo non si voglia inondare quei mercati con le auto che non trovano più sfogo nei Paesi, che come il nostro non vivono più la travolgente espansione industriale e dei consumi. La concorrenza si vince, facendo quello che gli altri non sanno ancora fare, sviluppando e producendo beni nuovi, innovativi, che magari contribuiscano anche a ridurre l'impatto sull'ambiente, riduceno il consumo delle fonti energetiche scarse e manipolate nel prezzo dai pochi produttori, liberandoci così anche dalle catene dei vari sceicchi e compagnie petrolifere.

sabato 1 gennaio 2011

Ben ritrovati granelli di sabbia ... nel mare














Su questo blog non vi è un post scritto per il primo anniversario dalla sua nascita (che cade l'otto del mese di luglio), ma vi è un post per salutare chi lo frequenta e, spero con piacere, coloro che ne leggono i contenuti. Così rinnovando la tradizione, scrivo un post che segue quello scritto l'anno scorso. Il saluto al nuovo anno che fu, il 2010, l'ho dato con un post dal titolo "granelli di sabbia nel mare ... buon anno" (link per chi volesse rileggerlo). Dico la verità, rileggendolo l'ho trovato un bel post, così ne ho tratto spunto, quantomeno nel titolo. Quel post lo scrissi per auspicare nel nuovo anno la crescita del blog e per un augurio ed un ringraziamento a voi, in mille modi diversi, compagni della vita, mare immenso, in cui voi, come me, siete immersi, piccoli granelli di sabbia, che, a volte, perdo di vista, risucchiati dal mare ed altre, ritrovo adagiati dall'onda, sulla stessa spiaggia, nel momento della risacca.
Quel post alla fine, conteneva la riflessione su due temi: l'amicizia e la felicità.
Questo post, invece, vorrei riuscisse anche solo a stimolare un pensiero sulla vita, dato che contenerlo sarebbe un compito arduo, per l'immensità di un simile tema e la vastità di meditazioni e concettualizzazione che ha suscitato in ogni essere umano.
Parto proprio da queste. Anzi costruisco il post proprio con le citazioni recuperate in questi giorni, dedicati a ricercare frasi e massime: sia quelle nei libri letti, che quelle conservate nella memoria. Insomma, giorni passati a spolverare sia la biblioteca che l'anima, troppe volte intasata dalla polvere dei giorni.
In molti, hanno descritto la vita come un viaggio. Un concetto che è caro, soprattutto, a coloro che si definiscono agnostici, i quali pur sospendendo il giudizio sulla vita, come su tutte le cose su cui non si ha sufficiente conoscenza, avvertono, proprio per questo, la vita come un viaggio che non ha meta precisa, anzi che non deve averla, dato che il suo significato sta proprio e solo nel viverla.
L'immagine che, invece, suscita in me la vita, è quella di un albero e del suo esistere lungo il corso delle diverse stagioni. La sensazione è quella di essere, come tutti, una foglia, in primavera affacciata alla vita, nel pieno del suo vigore in estate, ma piena di bellezza anche in autunno, persino quando piena di colore cade a terra, con il timore della fine, ma che tale non è, se è vero come è, che dopo il freddo inverno, la vita torna nell'albero, esso stesso vita, accresciuta dai piccoli rametti che, noi foglie abbiamo alimentato prima del declino autunnale.
Prescindendo dalle proprie e personalissime visioni del senso della vita, una cosa sicura e certa e che, ad ogni nuovo anno, ciascuno augura a sè e agli altri il meglio. A volte, nei casi in cui il vecchio anno non sia stato poi veramente da buttare, c'è anche il timore di rimpiangere il passato.
Insomma quello che traspare è un continuo pensiero dell'incertezza e sull'equilibrio tra gioie e dolori.
In diversi (anche qualcuno di quelli che leggono questo post) hanno pensato che l'aver dovuto vivere un dolore abbia trovato la sua ragione nel riuscire a godere e comprendere appieno la gioia che poi è arrivata, grazie a nuove vicende di vita.
Questo, però, vale per quelli che hanno trovato la felicità dopo la tristezza. Più difficile è far credere corretto e veritiero un tal pensiero, a chi, dopo l'amarezza, non ha ritrovato ancora la dolcezza.
Vagli a spiegare e, addirittura, fagli condividere quanto sostenuto da Elbert Green Hubbard, filosofo e scrittore statunitense: "Se stai soffrendo, ringrazia Dio. E' un segno certo che stai vivendo."
Un pensiero profondamente cristiano, a cui però, ammetto, non riesco a credere. Mentre si soffre, se si cerca Dio è per chiedergli, quantomeno conforto, con la preghiera di porre termine alla sofferenza. Non da molto sollievo comprendere che il soffrire è la prova che si vive.
Senza volere naufragare in mezzo al tema della sofferenza (nelle sue accezioni fisiche e spirituali), un approfondimento lo si può dedicare alla felicità, di certo un obiettivo che tutti ci poniamo. Come e dove ricercarla ?
In tema, passando dagli Stati Uniti alla Russia, vi regalo due citazioni :
- "Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa." (L. Tolstoj);
- "Il segreto dell'esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive" (F. Dostoievski).
Insomma, due aforismi che ci invitano a ricercare la felicità in noi stessi, in ciò che siamo e che nel più profondo sentiamo di dover fare.
Si potrebbe muovere una critica a questo concetto: l'eccessivo egocentrismo.
Per tale motivo, allora, prima vi porgo un aforisma, che è ancora più impregnato di egosimo, ma in maniera leggera, grazie alla sagacità di Woody Allen: "Il denaro non dà la felicità. Figuriamoci la miseria."
Per controbilanciare, fornisco, poi il pensiero di un uomo certamente sopra la media, Einstein: "Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere".
E qui entriamo nell'altro tema contenuto nel post dell'anno passato: l'amicizia.
Anche in questo caso per non andare alla deriva seguendo quest'argomento, riporto sue soli citazioni.
Se da un lato Cicerone affermava che "La vita senza l'amicizia è nulla", la frase che maggiormente mi piace è quella di Camus: "Quello che conta tra amici non è ciò che si dice, ma quello che non occorre dire." Una frase che coglie pienamente il senso dell'amicizia per come io la intendo: complicità, simpatia, affezione, nel senso etimologico di queste parole. Ma del tema ne riparlerò in un prossimo post.
Tornando al significato della vita, alla visione che ciascuno ne ha, agli obiettivi che si pone nel corso dell'esistenza per dargli un contenuto, penso sia utile citare il pensiero di John Lennon: "La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti".
Il che ci ricorda che non su tutto possiamo e, anzi, su molto la vità può nei nostri confronti. La vita non siamo noi, ma noi siamo in Lei e Lei è in noi. Come dire, il mondo non gira attorno a noi, ma noi giriamo con il mondo.
Così, proprio nel girovagare in cerca di un senso, spesso accade ciò che sostiene lo scrittore canadese Moore: "Un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre, poi torna a casa e lo trova." Una frase che mi riporta alla mente il libro di Coelho "L'alchimista" (consiglio vivamente, a chi non l'abbia fatto di leggerlo).
In termini, diciamo più "statunitensi" (stile self made man) si può citare lo scrittore James Oppenheim: "Lo sciocco cerca la felicità lontano, il saggio la fa crescere ai suoi piedi."
Ma in fondo la reale e forse banale verità sta nel pensiero di Kierkegaard: "la vita si può capire solo all'indietro, ma si vive in avanti", o come sostiene Mark Twain: "La vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a 80 anni e gradualmente ci avvicinassimo ai 18."
Aggiungo io: non ci importerebbe poi molto della riforma del sistema pensionistico e ci godremmo maggiormente i frutti di una vita di lavoro.Volendo fare una sintesi: Oggi tutti sembriamo occupatissimi a ricercare la felicità. Non ho ancora capito se siano più quelli che non sanno dove trovarla o quelli che affermano di saperlo, ma che non riescono lo stesso a trovarla. Sono convinto. però, che, spesso mentre ci affanniamo a ricercare la felicità in "posti esotici" distanti e differenti da noi, finiamo per scoprire di aver viaggiato inutilmente tanto lontano ed aver sottratto tempo al godimento della felicità che era ai nostri piedi.
Se poi ci insegnano a seguire le nostre passioni, ambizioni, a perseguire obiettivi concreti, la vita, a volte, ci ricorda che non siamo noi da soli ad imporre a Lei il futuro. Mentre siamo intenti nel progettare, la vita "succede, accade". Comprendiamo così due cose:
- che la vita va avanti e noi ne cogliamo il senso solo osservando ciò che lasciamo alle spalle; ma le scelte si fanno solo una volta, e mai la stessa opzione si prospetta identicamente la seconda, è per questo che dobbiamo ricordare che non si sbaglia nel decidere in un modo piuttosto che in un altro;
- che noi da soli non ci bastiamo. Si vive per gli altri, perchè la nostra identità si rivela negli altri, allo stesso modo in cui la nostra immagine si riflette nello specchio. Solo l'esistenza degli altri, rende concreto il nostro vivere.
Comprendo ancora una volta, la vostra importanza. Senza di voi questo blog non avrebbe senso, anche lo specchio ha bisogno di una immagine riflessa.
Bentornati alla spiaggia, piccoli granelli di sabbia, nel breve tempo della risacca, attendiamo che l'onda di un nuovo anno ci riporti al mare per scoprire cosa vi troveremo.

giovedì 11 novembre 2010

Dialoghi di amore e di morte


Un post diverso dagli altri, un racconto, forse una riflessione, che di sicuro so a chi dedicare: alla vita, a chi mi ha fatto e mi fa provare amore, perchè in questo modo non mi fa temere la morte:
L'uomo era seduto di fronte allo specchio d'acqua, piatta, vitrea, che rifletteva la porpora e l'arancio dell'aurora, ma non quell'altra presenza, che l'uomo, però, distintamente avvertiva, frutto di anni di esperta compagnia.
- "Anche oggi vieni a trovarmi e più presto del solito, di prima mattina, non al calare della notte come spesso usi. Penserei che stavolta non hai voluto lasciarmi l'illusione di poterti non pensare, di non incontrarti anche solo per un giorno, credere che non esisti." disse l'uomo.
- "Come fai a sapermi qui alle tue spalle, quando i tuoi occhi attenti osservano l'acqua, priva del mio riflesso?"
- "Dimentichi che l'uomo vive e per questo, prima di vederti, ti sente, in ogni attimo della sua esistenza. Non sono i miei due occhi, ma il soffio di vita che mi anima ad avvertirmi della tua presenza. Neppure dopo così tanti anni l'hai imparato?" replicò l'uomo.
- "Eppure oggi dovresti vedermi, perchè sono venuto a prenderti. Voltati pure" fu l'invito che gli rivolse la morte.
- Senza scomporsi, nulla temendo, l'uomo prima inspirò, per poi soffiare fuori l'aria di colpo, emettendo un lungo sbuffo: "Non ho bisogno di voltarmi per vederti, ti conosco già da tanto e troppo tempo".
- "E quando è stata la prima volta che m'hai conosciuto?" domandò la morte, con tono canzonatorio, quasi divertita, tradendo però la vera natura della domanda, l'innata curiosità per la vita.
- "Sono anni ed anni che ti sento e che mi parli ed ancora oggi m'appari affamata di vita" rispose l'uomo sorridendo, senza voltarsi "non puoi fare a meno di cercar di capire quello che non ti appartiene: la vita, l'uomo, il sentimento che lo anima e l'idea ed il pensiero che ha di te. Se fosse vero come dici, che dopo così tanto tempo, oggi, sei venuta a prendermi, devo soddisfare ora questa tua curiosità, non avendone, poi, più il tempo. Io ti conosco da quando ero bambino: nel volto delle lucertole che per gioco cacciavo, eri quell'innocente malvagità di un fanciullo, che si crede padrone della vita mentre dona la morte; come te illuso, d'essere il signore della vita, ma ben sai che nulla puoi su di essa, sai che non la governi ed è lei, invece la tua padrona, senza di lei tu non esisti"
- "Cosa credi di fare, mi sbeffeggi?" sibilò la morte "non è in questo modo che scrollerai di dosso il terrore, la paura di dover abbandonare tutto, di dover venire via con me" .
- "Io non ho alcun terrore, perchè da bambino ti conobbi, anche, nel pallido volto di mia nonna incorniciato da fiori e lumi di candele. Ti conobbi e compresi che eri stata lì, un solo attimo e poi non c'eri più, già nell'attimo in cui lasciasti immobile il corpo di quella anziana donna, che, anni prima, mi sorrideva e mi portava al collo, quando ancora avevo quattro zampe. Non esistevi già più dopo quell'istante, mentre per poco esisteva il corpo freddo di mia nonna, ma per sempre sarebbe esistito il suo ricordo".
- "Cos'è, mi vuoi raccontare l'antica e banale storia della vita eterna, dell'immortalità dell'anima? non ti illudere, vecchio, dopo che ti avrò portato via sarà tutto finito" sghignazzò la morte.
- "Non m'illudo" rispose il vecchio "ma so che tu sei come la nascita: un attimo in cui si apre quel sipario che tu vieni a chiudere, ma c'è sempre qualcuno che ricorderà lo spettacolo visto sul palco. Quando sarò venuto con te, so che per me sarà finita, in me non ci sarà la vita, ma io sarò nella vita, parte di me sempre esisterà nella vita: resterò in un pensiero, nell'attimo di un ricordo, in ciascuno che mi avrà conosciuto e che disperso nel mare della vita, di me avvertirà, di tanto un tanto, una eco lontano".
- "Ma cosa credi di aver lasciato nella vita, negli altri, da sperare che ti si ricordi ? Quali traguardi pensi di aver raggiunto, puoi dirti soddisfatto del tuo viaggio ?" Rispose sarcastica la morte "vivi solo del passato, di ricordi e questo è il segno che è giunta l'ora in cui tu venga con me" disse severa la morte.
- Questo è il tuo cruccio: non avere passato, nè ricordi, neppure dopo tanti anni di mestiere; hai chiesto a molti uomini di venire con te, di seguirti, ma li hai visti tutti uguali e non ne hai mai capito la differenza. Ai tuoi occhi l'onda del mare che abbandona la spiaggia è la stessa che, dopo un attimo, la riconquista. E' l'acqua ad essere la stessa, non l'onda, e la spiaggia lo sa perchè di ognuna ne conserva l'umore e la nostalgia. Tu costringi ognuno a seguirti ma non riesci ad impadronirti del suo umore, dell'essenza di ogni esistenza".
- la morte rimase in silenzio, pensierosa "E quale è la tua essenza?"
- "Ho viaggiato, ho scelto una via davanti a due o più diversi sentieri e con il tempo ho imparato che non si può sapere di aver scelto quello giusto o quello sbagliato, perchè in questo viaggio si sceglie solo una volta di fronte ad ogni bivio ed ognuno è diverso dal precedente. So, però, che ho accumulato più rimpianti che rimorsi e questo è il mio cruccio" disse l'uomo con un filo di voce "avrei dovuto arrivare a questo giorno con qualche rimorso in più e qualche rimpianto in meno; sarebbe stato il segno di qualche scelta fatta e che ho invece barattato con l'attesa. Ho così imparato a diffidare da chi dice di amare una vita tranquilla, perchè sono coloro che hanno paura di osare e vivendo nell'attesa chiedono che la vita scelga per loro. Non ci sono successi senza qualche cicatrice per le sconfitte subite".
- La morte l'osservò, sembrava non aver compreso, o forse rifletteva; un lampo attraversò la sua ombra, pareva che la morte si fosse accesa e sembrò che pure l'acqua, per un attimo, la rispecchiasse "cosa vuoi dire vecchio ? spiegati."
- "al tempo dicevano che ero un ragazzo, ma oggi a questa età, dopo aver vissuto così tanti giorni, so che allora ero ancora un bambino. Così pure lei, bella, fresca, chiara aurora di un giorno di speranza piena. Me ne innamorai". Non ero ricco, non ero bello, ma seppure ancora bambina, lei possedeva quell'istinto di cui solo le donne sono dotate e qualcosa vide in me, che neppure io conoscevo. Forse sentiva la tenace resistenza che ponevo alla forza dell'attrazione che provavo per lei; agli altri appariva come estrema timidezza, ma a lei giungeva come un silenzioso corteggiamento, fatto di parole misurate, incorniciate da sorrisi. Modi così diversi dalle spavalderie degli altri ragazzi. Ma era soprattutto la capacità di conversare che la portava a cercarmi sempre più spesso con il desiderio delle intere giornate a raccontarci, a parlare dei luoghi in cui avevamo vissuto i pochi anni precedenti a quelli in cui ci eravamo conosciuti, Racconti di alberi, corse sui prati, spensierate serate sotto cieli sereni di soli e di stelle e notti trascorse sotto calme e serene coperte di sonni trapuntati di sogni. Tra tutte, ricordo una giornata, apparentemente uguale a quelle che ormai tutti gli altri mi invidiavano, trascorsa come al solito con lei sola, in compagnia della nostra campagna. Eravamo distesi con il viso rivolto al cielo cobalto, immersi tra le spighe del grano maturo, uno accanto all'altro, mano nella mano. Mi raccontò ancora di lei e mi disse cosa vedeva in me, e forse passarono ore ,o forse anni, ma tutto sembrava durare un attimo, mentre ascoltavo la sua voce, l'odore del suo respiro si mescolava a quello del grano. Non l'avevo mai baciata e ne avevo una grande voglia, ma più grande, anche quel giorno, era la paura, il timore di rovinare tutto, distruggere quegli eterni attimi e restare solo con la cicatrice della sconfitta. Così anche quel giorno finì e non la baciai, nè allora, nè mai più. Un mese dopo se ne andò, assieme alla famiglia, in un'altra città. Sentivo e speravo che ancora mi pensasse e mi sentisse, che avesse quel desiderio che io sentivo di rivederla e di sdraiarmi accanto a lei su quel campo di grano, disteso lungo il fianco della collina e speravo che per questo sarebbe tornata. Venni a sapere, qualche anno dopo, che si era fidanzata e qualche tempo dopo ancora giunse anche la notizia che si era sposata. Quel giorno passato nel campo di grano è il mio rammarico, che cambierei con il rimorso di aver fatto quel qualcosa che poteva essere sconfitta, ma che sarebbe stato vivere. Per anni conservai vivo nel cuore l'odore del suo respiro mescolato a quello del grano. Per questo, anno dopo anno, in quello stesso giorno, le ho spedito un pane che facevo con le mie mani e con la farina di quel grano, nella speranza che quell'aroma le portasse il ricordo di quel giorno e che lei tornasse. Fu quando seppi che era morta che smisi di fare il fornaio e da allora passo le giornate davanti a questo lago. Quel giorno, tu l'avevi portata con te, ma non te ne ricorderai, perchè non cogli l'essenza della vita, padrona del nulla. Niente fino ad oggi hai mai saputo di questa storia, troppo affannata a togliere la vita per poterla vedere e scoprire".
- la morte l'osservò, persa in un pensiero "quindi, fino a che era in vita vivevi nella speranza, quella che ti ho rubato e che è morta, quando ho chiesto a quella donna di seguirmi" disse la morte "e poi ora che dovrai seguirmi pure tu, di certo, neppure avrai più la speranza che il passato ritorni con la veste di un'altra donna.
- "quella speranza non muore mai, nessuno può sapere il domani e se esso sarà quel giorno in cui mi troverò sdraiato con lei, mano nella mano, immersi nel grano".
- "vecchio! ho molto da fare, altri mi attendono. Per oggi ho deciso di lasciarti ancora qui davanti al tuo lago, immerso nei tuoi ricordi" disse la morte "ma tornerò". Un attimo dopo si voltò, s'incamminò, per poi fermarsi "Esiste ancora quel campo di grano?" domandò.
- "Sì" rispose l'uomo "se vuoi, un giorno ti ci porterò".
Non ottene risposta, la morte se n'era già andata. Era ormai sera, una giornata intera era passata. L'uomo si alzò per incamminarsi verso il paese. Arrivò nella piazza, quando ormai per i suoi occhi stanchi e vecchi non era più sufficiente la poca luce rimasta. Ma vide lo stesso il suo vecchio amico di infanzia, seduto sulle scale della chiesa.
Un cenno di saluto e gli si avvicinò.
- "anche oggi hai passato l'intera giornata di fronte al lago?" chiese l'amico
- "sì, a studiare i pesci, gli insetti e l'apparente immobilità dell'acqua" rispose l'uomo
- "e scommetto che pure oggi, hai incontrata la tua antica compagna, con cui dialoghi da tempo".
- "mi conosci bene" disse l'uomo "ma oggi è stato un giorno diverso. La mia compagna voleva che la seguissi ed ho avuto la sensazione che ormai avesse deciso di spingermi in quelle acque e di lasciarmi affondare; ma poi l'ho convinta a lasciarmi seduto di fronte al lago. Ho piantato in lei il seme del desiderio, della curiosità, il suo innato interesse per la vita, che toglie, ma che non conosce"
- "gli hai raccontato quella vecchia storia della ragazza e del campo di grano. La stessa che hai raccontato a quel signore che ti comprò poi la panetteria. Sei riuscito a farcela credere, hai ingannato pure la morte con quella falsa storia!" disse l'amico ridendo.
- "già" rispose l'uomo, ma come al tempo in cui vendette la panetteria, una lacrima scivolò lungo il suo viso; come al tempo, dal cuore in cui era affogato, riemerse un ricordo, un rimpianto.

martedì 2 novembre 2010

figlie e figliastre, polli e pollastr...


Non mi interessa la questione del bunga, bunga. Non voglio parlare della questione Ruby e trattarla al pari di quanto in questi mesi è stato fatto in relazione a diverse questioni quali quella di politici austriaci ospiti in ville italiane che sfoggiano le proprie passioni nudiste, o delle escort "scortate" in diversi luoghi per motivi poco istituzionali. Non lo voglio fare per non cadere nella trappola del falso moralismo, perchè la questione è morale cioè di altro tipo. Certo resta da chiedersi come mai tanti casi che vedono giovani e belle ragazze vengano alla luce del sole e vedano sempre parte più o meno coinvolta ed attiva la figura di Silvio Berlusconi.
Ma non voglio trattare la questione come molti hanno fatto. Farlo significherebbe esporsi alla sola contromisura difensiva del tipo: "sono questioni che riguardano la sfera privata .... del resto anche Kennedy aera chiacchierato ma lo si ricorda come grande politico .... ". Non lo voglio fare perchè poi magari apparirei come l'uomo che rosica perchè non può fare altrettanto e subirei l'obiezione di quei sostenitori del Premier Berlusconi che affermano che oltre che grande imprenditore, abbiamo di fronte anche un gran figaccione, chiappino, etc., etc.
Ma resta la sostanza, non voglio farlo perchè non intendo essere tacciato di falso moralismo, in quanto la questione è morale e mi spiego.
Non illustro la questione Ruby, perchè chi non la conoscesse ancora vuol dire che poco si informa. Offro comunque per i pochi che ignorano un link su tutti (corriere.it). Insomma, secondo quanto riportato dalla stampa, Silvio Berlusconi telefona al capo di gabinetto della questura di Milano e dopo un'ora ritelefona il caposcorta del premier che richiama il funzionario di polizia. Voleva essere informato dell'evoluzione della vicenda, chiedeva ulteriori chiarimenti. Scrive il corriere.it che tanto risulta dalla relazione di servizio trasmessa dal questore Vincenzo Indolfi al Viminale. La sera del 27 maggio 2010, mentre Ruby era sottoposta a fotosegnalamento, ci furono dunque due chiamate da parte del capo del governo. Alle 2 della notte la giovane marocchina lasciò la questura insieme al consigliere regionale Nicole Minetti, proprio come aveva richiesto il presidente del Consiglio e come aveva autorizzato il magistrato di turno Anna Maria Fiorillo. Per chi non sapesse invece chi è Ruby offro un altro link, fonte non certo di parte avversa al Premier (TGcom) che non racconta, ma lascia che sia la stessa Ruby a raccontare da sola. Come avrete visto se avete letto il link o sapevate se eravate informati, si tratta di una (a questo punto pare delle diverse) ragazze che ha frequentato le abitazioni del Premier. Senza voler qui raccontare e scrivere su questi incontri, feste, svaghi di vario genere (lasciamo che a raccontare anche qui sia Ruby e leggete il link perchè se non ci fosse da piangere sarebbe pure divertente) voglio fermarmi su vari aspetti.
Primo: Berlusconi, nei giorni scorsi ha detto tra l'altro, che le dichiarazioni di Ruby avrebbero fatto capire l'inconsistenza del pettegolezzo. Non mi pare se è vero quanto riporta la stampa (ancora TGcom) circa tali dichiarazioni. Ruby in sostanza dice che quella sera di S. Valentino nella villa di Berlusconi a Arcore, il premier davanti alle invitate "prendeva in giro politici di sinistra, tipo Bersani". E fin qui nulla, se non la solita storia che a Berlusconi la satira piace solo quando la fa lui e non quando la fanno gli altri su lui (esempio di spirito democratico)
Ricorda sempre Ruby nell'intervista a "Oggi". "Ci ha fatto vedere una statua di marmo con la sua faccia e il corpo di Superman". Anche qui poca novità (le solite manie di grandezza tipiche di molti uomini specie quando arrivano ad una certa età).
Poi Ruby aggiunge "...
Mi ha detto che ero elegantissima e che ho le gambe lunghissime. Eravamo dieci ragazze. Poi mi ha dedicato una canzone, perché ero nuova. Mi ha cantato Se tu non fossi tu di Apicella". Anche qui niente novità, oltre al solito copione di approccio al mondo femminile, anche il solito repertorio classico ed usurato in fatto canoro.
Ma poi Ruby appare in tutta la propria timidezza e dice "Mi ha detto che ero elegantissima e che ho le gambe lunghissime. Io mi limitavo a dire grazie. Non volevo dare troppa confidenza, non sapendo che tipo fosse". Poverina, non essendo italiana non è abituata a certi usi e costumi.
Lasciamo stare il solito e poco nuovo racconto di una barzelletta (quella del Bunga Bunga) fatto da Berlusconi, anche qui per mancanza di novità. Arriviamo così ad un primo punto, che ha del comico. Racconta Ruby che voleva andarsene perchè "... ero a disagio perché tutte erano in confidenza con lui e io no". Lei no poverina, la solita immigrata discriminata.
Dice sempre Ruby che non se ne andò subito perchè "prima però lui mi ha portata al piano di sopra nel suo ufficio" (lei che non aveva la confidenza delle altre ci è andata al piano di sopra, povero cerbiattino inesperto che non da confidenza perchè non sa che tipo fosse Berlusconi come ella dice, ma lo segue sopra perchè la porta in Ufficio e lei forse pensa che il motivo sia per parlare della questione degli immigrati e della povertà nell'area del Magreb.
Confessa poi che lì Berlusconi mostra i suoi poteri di veggente perchè (non si sa come abbia fatto essendo lei nuova e non in confidenza) "sapeva dei miei problemi e voleva aiutarmi" così che le avrebbe dato una busta con 7 mila euro dicendole di non volere nulla in cambio e aggiungendo: "Non sono un uomo cattivo, non stare sulle tue". Ecco il politico, uomo di stato, si offre nel momento del bisogno. Magari sarebbe stato bello se i 7 mila euro moltiplicati diciamo almeno per dieci, Berlusconi li avesse dati a qualche istituto di ricerca (la ricerca ne ha bisogno in questo Paese) e gli italiani avrebbero meglio capito pur sapendo che i soldi glieli dava per avere qualcosa in cambio ovvero un qualche progresso in campo scientifico. Quello che non capisco è invece quando si danno 7 mila euro ad una persona "senza volere niente in cambio" e magari questa volta proprio moltiplicato per dieci (le ragazze come dice Ruby erano dieci e più in confidenza di lei. In verità Ruby rivela che "Silvio ci ha regalato una collana di Damiani con un cuore perché era San Valentino", romanticone!).
Lasciamo poi le dichiarazioni che arrivano al ridicolo del tipo: "Pensavo si mangiasse meglio"; "Il taxi si è avvicinato a un ingresso laterale. Priscilla (la sua amica brasiliana, ndr) ha chiamato in villa e i carabinieri ci hanno lasciato passare. Quando ho visto quel villone ho chiesto alla mia amica dove fossimo. E lei mi ha detto 'dal presidente'. M'è preso un colpo. Io fino a pochi mesi prima dormivo su una panchina a Catania''.
Chiarita la prima questione, proprio come ha detto Berlusconi (le parole di Ruby chiariranno tutto e spero che avrete anche voi le idee più chiare) passiamo al punto secondo: oggi Berlusconi al salone del motociclo, non so se dopo aver parlato anche dei problemi delle due ruote, afferma ''meglio essere appassionati di belle ragazze che di gay''. qual'è la questione in questo caso: neppure Giovambattista Adornato (il qualunquista incazzato del blog) sarebbe riuscito a dire una cosa che, neppure più nel peggior bar dello sport ormai si sente più. Ci lamentiamo se a Belgrado durante il gay pride, gruppi di nazionalisti cercano di spaccare qualche testa. Censuriamo e condanniamo certii comportamenti se, come accaduto a Roma, qualcuno cerca di far fuori qualche omossessuale. Mentre in Europa, gli stati membri cercano di attuare politiche e promuovere norme anti omofobia, il nostro Premier rilascia questa grande dichiarazione, del genere "porco 'l mondo che c'ho sotto i piedi, se ci scopro che mio figlio è gay ci faccio .... " vi ricordate Drive in e Faletti.
Ultima questione quella forse più seria, morale e non moralista. Insomma avrete capito che Ruby, al secolo Karima el Marhug è marocchina, oltre che, al tempo dei fatti, minorenne, tenuta "sotto osservazione" dalla polizia perchè accusata di furto, la quale, poi, conduce una vita in Italia un pò particolare (come dice lei "dormivo nella panchine a Catania"). Oggi Maroni (Ministro degli interni leghista) si rallegra, perchè la Procura di Milano dice che non v'è nulla nei fatti della telefonata in questura. Ma di che si rallegra ? La Lega ne ha fatto una questione di programma politico: fuori gli immigrati che vivono di espedienti in Italia, tornino al loro Paese. Stavolta cosa dicono dell'aiuto ad una marocchina che non pare "molto regolarizzata" in Italia, od almeno molto meno di tante badanti o poveri uomini che cercano un lavoro pagato con un tozzo di pane pur di non ritornare all'inferno. Questo bisogno chi lo soddisfa: la busta, senza volere nulla in cambio, con non dico 7 mila euro, ma anche solo con 700 euro chi glie la da. La lega stavolta cosa dice ? quanto costa il federalismo ? ecco la questione morale e non moralista: il politico che ci rappresenta non dovrebbe almeno essere coerente per essere credibile ? Non vorrei scoprire, come si dice che in Italia ci sono figlie e figliastre, e magari polli (speriamo di non esserlo noi) e pollastre.

venerdì 8 ottobre 2010

Il grande fratello ed il fratello scemo


Lo specchio è tornato.
Anzi per la verità non è lo specchio che è tornato, perchè non se n'è mai andato; chi se n'era andato era il mio computer, o meglio se n'era andato il suo cuore, alias "scheda madre". Ma come accade per gli esseri umani, anche il mio PC con un piccolo trapianto è tornato a vivere. Pure stavolta devo ringraziare il mio amico, fedele lettore anch'egli del blog, che già conoscono coloro che da tempo leggono i miei post (egli già era apparso in uno di questi, anche in quell'occasione autore della sopravvivenza del mio PC).
Come dicevo, lo specchio ha continuato a mostrare immagini, ma ero io a non poterle "infilare" nella rete. Anzi ho già un post autoironico che pubblicherò e che finirà nell'apposita sezione, un altro ancora con una mia poesia che pubblicherò anche questo nell'apposita sezione. Lo so, per alcuni, ciò suona come una minaccia, un incubo che può divenire una realtà, per altri (spero siano in maggioranza) sarà una speranza per un sorriso od una piacevole lettura.
Per ora, questo post tratta di altro: diciamo, per non dire di politica, di macedonia di attualità, utile per stimolare una riflessione.
Da ieri non vi sono più minatori in Cile imprigionati sottoterra. Usciti, hanno chiesto di non essere trattati come star; sarà difficile, vista l'attenzione che già hanno avuto i mass media nei loro confronti ed è certo che i fari resteranno ancora puntati su di loro. A dire il vero, la cosa non mi infastidisce, le belle storie meritano sempre qualche faro puntato in più, viste le mille brutte storie che ci propinano ogni giorno i telegiornali. Sono riuscito a vedere, martedì scorso, qualche immagine della liberazione e confesso che è scesa qualche lacrimuccia, specie quando i figli di alcuni minatori, piangevano disperati di gioia nel vedere i loro padri nascere di nuovo uscendo dal grembo della terra. Insomma, qui vedere uscire dalla "casa" (vera prigione) è stata una bella scena televisiva, in altre parole un "grande fratello" positivo, non come quello che vediamo nella nostra TV. Lo stesso giorno, martedì, mentre si vedeva questo meritevole grande fratello, si poteva, diciamo ammirare, sempre in TV, il fratello scemo. Mi riferisco ai disordini di Genova prima, durante e dopo la partita Italia-Serbia (che non c'è stata) e mi riferisco a chi inneggiando ad un presunto patriottismo, o meglio nazionalismo, ha inscenato uno spettacolo che non meriterebbe altri commenti. Nello specifico, poi mi riferisco a quello che è stato individuato come capo banda, ovvero il serbo che incitava alla violenza e tagliava la rete di protezione, ma naturalmente con passamontagna in dotazione, per non farsi riconoscere ... ed infatti l'hanno beccato subito, perchè il volpone, teneva il passamontagna in testa, ma per mostrare il fisico s'era poi tolto la maglietta e l'hanno poi individuato per via dei tatuaggi (ma anche la maglietta non passava inosservata). Insomma, il capo mostrava un cartello "la Bosnia è il cuore della Serbia" ed io non voglio giudicare se ciò sia vero, ma dico solo che, ammettendo che quello sia il cuore, il capo serbo dovrebbe preoccuparsi di capire dove è finita la sua testa.
Comunque, avrete capito che i minatori cileni erano un pretesto per parlare del capo serbo ed anche quest'ultimo è un pretesto per trattare un altro tema.
Dietro a questi fatti, c'è una questione su cui riflettere, ovvero la questione Serbia e la questione nazionalismo. Chi ricorda gli anni novanta, non può non ricordare, i conflitti nell'ex jugoslavia ed ancor più i casi di pulizia etnica. Chi guarda i fatti attuali, avrà sentito che in Belgrado vi sono già stati episodi di violenza, legati tutti a gruppi nazionalistici. Sul termine nazionalismo fornisco in link Wilkipedia. Senza volersi addentrare sul tema, è interessante ricordare che negli stessi anni novanta in Italia si parlava di leghismo e della Lega nord ed alcuni paventano l'idea che il sentimento dei seguaci leghisti potesse generare ideologie secessioniste e scatenare un fenomeno analogo a quello jugoslavo. Non mi reputo idoneo ad analizzare se tali tesi fossero valide o se lo sono ancora, ma il tema è il pretesto per scrivere su un fatto di attualità che riguarda la Lega. Mi riferisco alla scuola di Adro. Avrete certamente sentito del sindaco di quel paese che ha pensato di ben infiocchettare la nuova scuola elementare con il simbolo leghista, riprodotto in mille modi, (sui banchi, sugli zerbini, sui cestini per i rifiuti e non so dove altro). La questione potrebbe apparire banale, ma non lo è. In primo luogo, perchè quella scuola è una scuola italiana e sarebbe meglio costellarla di simboli italiani. In secondo luogo, perchè la lega è attenta alla conservazione ed al tramandarsi delle tradizioni e dei valori della nostra società, in primis a loro giudizio i valori cattolici, ed allora mi spieghino che significano, o meglio che ci azzeccano con la nostra cultura i simboli "innestati" nella scuola di Adro. Infine, ultimo punto, ora che gli è stato ordinato di eliminare quei simboli, chi paga per averceli messi e poi per toglierli, visto che ha utilizzato risorse pubbliche per mettere nella scuola qualcosa che non ha avuto utilità alcuna per il bene pubblico. E qui arriviamo all'ultimo tema: la crisi economica e la necessità di ridurre gli sprechi e le spese pubbliche. Mentre ci fanno una testa tanta sui sacrifici che dobbiamo fare, in Parlamento è stata bocciata di recente una proposta di modifica legislativa. La modifica l'aveva proposta Antonio Borghese deputato del Partito Italia dei Valori. Cosa riguardava ? l’abolizione dell’attuale legge sul vitalizio per i parlamentari, in carica e non. Dalle notizie che appaiono in rete (perchè giornali e TV non ne parlano) la proposta è stata bocciata in maniera massiccia, da maggioranza di governo ed opposizione insieme (tranne l'Italia dei Valori): Presenti 525, Votanti 520, Astenuti 5, Maggioranza 261, Hanno votato sì 22, Hanno votato no 498.
Non c'è da stupirsi il vitalizio fa comodo a tutti i parlamentari eletti, solo perchè prima nominati dai partiti (qui non è una disgrazia essere nominati come nel grande fratello); maggioranza ed opposizione assieme e tutti d'accordo stavolta. Si sarebbero risparmiati parecchi soldini, forse poco visto l'enorme debito pubblico ed il deficit statale, ma sempre qualcosa se c'è da tirare la cingha un pò tutti. Eh sì perchè se non sapete cos'è il vitalizio ed i benefits dei deputati e senatori leggetevi le note di sintesi riportate nei siti ufficiali del Senato e della Camera.
Buona lettura ... e noi che ancora giochiamo al superenalotto e compriamo gratta e vinci ... c'è chi ha trovato il vero modo di fare il turista per sempre!!!